“Perfetti sconosciuti”, il tragicomico convivio di una generazione irrisolta

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Perfetti sconosciuti (Italia, 2016) di Paolo Genovese con Valerio Mastandrea, Anna Foglietta, Edoardo Leo, Alba Rohrwacher, Marco Giallini, Giuseppe Battiston, Kasia Smutniak

Sceneggiatura di Filippo Bologna, Paolo Costella, Paolo Genovese, Paola Mammini, Rolando Ravello

Commedia, 1h 37′, Medusa, in uscita l’11 febbraio 2016

Voto: 7 su 10

Metti, una sera a cena. Metti, uno storico ed affiatato gruppo di amici e una padrona di casa che, nel tentativo di rendere l’incontro diverso dal solito, proponga un gioco apparentemente sfizioso. Metti, che quel gioco, da divertente, diventi, invece, al massacro e che quelle persone scoprano, nel peggiore dei modi, di essere dei perfetti sconosciuti. L’idea lanciata da Eva (Kasia Smutniak) dovrebbe risultare del tutto innocua: ognuno degli invitati deve mettere il proprio cellulare sul tavolo, per tutta la serata, con alcune regole irremovibili, leggere ai commensali i messaggi che si ricevono (tutti) e rispondere alle chiamate (tutte) in modalità “viva voce”. All’approvazione divertita di alcuni, fa da contraltare lo sgomento preoccupato di altri, costretti però ad accettare per non suscitare sospetti e malumori.

Perfetti-Sconosciuti-Poster-Locandina-2016Così, ad una prima parte del film, dove si ride di gusto grazie ai dialoghi brillanti e ai frizzanti equivoci che nascono quando i telefoni iniziano ad animarsi, segue una seconda parte in cui, man mano che l’ora si fa più intima, il contenuto di ciò che ricevono rivela alle tre coppie e all’unico single una insospettabile palude sommersa che genera, inevitabilmente, drammi e rotture. O, almeno, così sembra, in questo racconto di stampo “dickensiano” che sceglie un finale solo a prima vista poco coraggioso ma che, ad una più attenta analisi, rivela, invece, tutta l’amarezza e l’ipocrisia che forse ci circonda.

Sorprende positivamente il nuovo film di Paolo Genovese (non nuovo, tuttavia, alla realizzazione di pellicole riuscite nonché premiate, come Una famiglia perfetta e Immaturi) per la sua capacità di narrare con uno stile asciutto e senza superflua retorica, una generazione incapace di affrontare i propri nodi irrisolti, che preferisce nascondersi in una realtà virtuale che, inevitabilmente, sfonda la porta del reale, rivelando le infinite fragilità tipiche di chi si rifugia in baracche di paglia, destinate ad essere spazzate via dalle prime scosse che la quotidianità comporta.

Ispirato da una frase di Gabriel Garcia Marquez: “ognuno di noi ha una vita pubblica, una privata e una segreta”, il regista porta sullo schermo una storia terribilmente attuale, sapientemente strutturata attraverso una solida sceneggiatura scritta in collaborazione con Filippo Bologna, Paolo Costella, Paola Mammini e Rolando Ravello. Completamente ambientato all’interno di un appartamento, Perfetti sconosciuti invita anche il pubblico al tragicomico convivio, lasciando volutamente un posto vuoto a tavola, regolarmente apparecchiato, che offre allo spettatore un trompe-l’œil destinato a far nascere la sensazione di essere seduti accanto ai protagonisti e di essere fatalmente attraversati dalle tempeste emozionali che il susseguirsi delle vicende suscitano.

Retto da un buon cast, dove spicca il poker di assi composto da Giuseppe Battiston, Marco Giallini, Alba Rohrwacher e Valerio Mastandrea, il film propone numerosi spunti di riflessione, affidando la miccia che li innesca a quei piccoli dispositivi elettronici che, ormai, sono diventati un vero e proprio prolungamento delle nostre mani. Ma l’utilizzo dei cellulari, dei computer e dei social, come Facebook o Twitter, è davvero da demonizzare? O, piuttosto, è l’uso spesso improprio che se ne fa a dover essere messo sul banco degli imputati? Probabilmente questi oggetti rivelano ciò che realmente siamo quando indossiamo una maschera, protetti, dietro uno schermo.

Ma non tutto sembra perduto, infatti il personaggio interpretato da Giallini (Rocco) ci ricorda con le sue azioni che, se si è corretti e leali nella vita reale, lo si è anche quando si digita su di una tastiera e, di conseguenza, è valida anche la teoria contraria. Il quadro che ne scaturisce è quello di una triste società, desiderosa di rapporti sinceri ed onesti ma non disposta a rinunciare a niente per costruirli. Individui per lo più impreparati nel tentare di invecchiare insieme, una ricchezza, questa, che la coppia di anziani affettuosamente intenti a guardare la luna possiede e che Carlotta (Anna Foglietta) osserva con disincantato desiderio di emulazione. Consapevole di appartenere ad un’epoca in cui la maggior parte delle persone non è in grado di proteggere chi ama da tutta questa evitabile sofferenza, per egoismo o semplicemente per un desolante vuoto interiore. Così vicini eppure così lontani.

Lidia Cascavilla

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