“Paradise Beach”, la bionda Lively in un piacevole esercizio di suspense

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Paradise Beach – Dentro l’incubo (The Shallows, Usa, 2016) di Jaume Collet-Serra con Blake Lively, Oscar Jaenada

Sceneggiatura di Anthony Jaswinski

Horror, 1h 28’, Warner Bros. Pictures Italia, in uscita il 25 agosto 2016

Voto: 6 su 10

Esce sul finire dell’estate Paradise Beach – Dentro l’incubo, forse per non mettere i bastoni tra le ruote al turismo balneare e ai villeggianti in riva al mare. Perché sarà difficile non guardare con sospetto alle azzurre acque marittime dopo essere stati con il fiato sospeso per le sorti della bionda Blake Lively, piantata su uno scoglio e perseguitata da uno squalo che vuol farsene un sol boccone. È questa la trama basilare di un survival horror che rimanda, ovviamente, a più celebri e celebrati modelli, ma che riesce a tenere desta l’attenzione e, soprattutto, la tensione per la sua intera durata.

paradiseLa sceneggiatura arranca nel cercare di rendere un quadro psicologico completo della protagonista, una formosa texana che vuole ritrovare le proprie radici familiari andando a cercare una baia messicana ritenuta pericolosa per gli sbalzi tra alta e bassa marea (le “secche” cui si riferisce il titolo originale). Funziona molto meglio l’impianto emozionale e spettacolare, che nelle mani di un esperto mestierante dell’action come Collet-Serra (Unknow, Run All Night) si traduce in un piacevole esercizio di suspense al servizio della nuova diva Lively, convincente e indefessa nella sua strenue lotta contro la natura maligna.

Col solo demerito di esagerare con l’inverosimile nella conclusione, sempre che si sia disposti a lasciarsi abbandonare a un divertimento che non propone assolutamente nulla di nuovo, ma che rimesta il vecchio con mano felice (c’è anche un cucciolo di gabbiano a fare compagnia alla sanguinante Blake, come la palla Wilson per Tom Hanks in Cast Away). Cinema di genere nell’era del real tv: surf e fauci incontrano videocamere subacquee e display telefonici. Il panico di Spielberg è comunque un ricordo.

Giuseppe D’Errico

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