“Otello” al Globe di Roma: una bella rilettura non canonica e intelligente

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OTELLO
di William Shakespeare
Produzione Politeama Srl
Regia di Marco Carniti
Traduzione e adattamento di Vittorio Gasmann
Costumi di Maria Filippo
Scene Fabiana Di Marco
Musiche David Barittoni

Al Globe Theatre di Villa Borghese a Roma dal 3 al 20 settembre

Voto 8 su 10

Otello e Iago, semplicità e astuzia, ingenuità e ipocrisia: è questo il dualismo su cui si sviluppa questa stupenda opera shakespeariana, magistralmente rappresentata in questi giorni al Globe Theatre di Villa Borghese di Roma, con repliche previste fino al 20 settembre.

Quella del regista Marco Carniti è una lettura non canonica e intelligente di un’opera per sua natura intensa e drammatica (nella traduzione e adattamento italiano di Vittorio Gassman). L’evoluzione narrativa non cade mai nei “comodi” stereotipi che legano Otello al sentimento di gelosia e Iago a quello dell’invidia perpetrata attraverso la calunnia, ma esalta l’ingrediente principale: il dubbio.

E’ il “dubbio” infatti che si insinua nelle fragili esistenze dei personaggi e che ne fa i protagonisti della  propria personale tragedia, nessuno escluso, e che, al pari del male, diventa portatore di morte sia per chi lo vive e subisce (Otello) che per chi lo insinua e diffonde (Iago). L’ottima regia propone fin da subito questa lettura dell’opera creando un inaspettato e originale prologo musicato che, interpretato dalla bella singolare voce di David Barittoni (autore, tra l’altro, delle musiche dell’intero spettacolo) introduce tutti gli attori schierandoli di fronte al pubblico con indosso una T-shirt proclamante “io sono Otello”. Tra le varie soluzioni registiche è risultata particolarmente originale quella che con un telo bianco rappresenta contemporaneamente sia la tempesta che annienta la flotta turca, sia la figura di Cassio che, in una visiona quasi profetica, viene travolto dalla fatalità degli eventi che si susseguono intorno a lui, destinandolo irrimediabilmente all’annientamento.

Seppur  essenziale, l’apparato scenografico (a firma di Fabiana Di Marco), potenzia ulteriormente il messaggio registico creando, in un’atmosfera dark e sfruttando l’utilizzo di cancelli modulari, un percorso che li spinge verso la tragica fine, come un labirinto fisico-psicologico costruito dagli stessi protagonisti.

L’unico aspetto non all’altezza di tutto il complesso è quello della corporeità di alcuni interpreti che risulta non ben allineata con l’intento registico generale e che sembra in alcuni punti falsa e discordante. Sicuramente sarà un aspetto che durante le repliche si andrà man mano affinando.

Tra gli interpreti, spiccano  per bravura e intensità Gianluigi Fogacci nella sua superlativa interpretazione di Iago e Carlotta Proietti nella caratterizzazione di Emilia. L’Otello interpretato da Maurizio Donadoni è possente nella sua fisicità ma non sufficientemente convincente nell’interpretazione delle scene del primo atto (sembrano a lui più adatte le scene di rabbia e disperazione… ma Otello non è solo questo!). L’interpretazione della nobile Desdemona di Maria Chiara Centorami è corretta ma non vibrante: la sua gestualità, in apparenza registicamente voluta, risulta troppo accentuata e forzata in contrapposizione alla debole incisività del “moro” Otello.

Una buona messa in scena dunque che fa bene al pubblico e al teatro e che merita di essere promossa. Rappresentare l’Otello oggi è una scelta coraggiosa, ma per quello visto al Globe è una scelta giusta.

Emanuele Tibelli

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