“Once I Was… oltre la storia di Tim e Jeff Buckley”, da perfezionare

LocandinaOnceIWas_Meoni

ONCE I WAS… OLTRE LA STORIA DI TIM E JEFF BUCKLEY

uno spettacolo scritto, diretto, e interpretato da Francesco Meoni
con Vincenzo Marti (voce e chitarra), Lorenzo Soriano (tromba e flicorno), Danilo Valentini (chitarra), Teodoro Pizzolante (basso), Rocco Teora (batteria e percussioni)
scenografia videografica di Massimo Bevacqua e Chiara Tommasi
assistente alla regia Edyta Scibior

In scena al Teatro Spazio Uno di Roma fino al 14 dicembre 2014

Voto: 5 su 10

La storia di Tim e Jeff Buckley, padre e figlio dal rapporto mancato e dalle carriere musicali alterne benché entrambe geniali, non è delle più note, almeno per i non addetti al settore artistico in questione. Due dei cantanti più influenti e innovativi del rock statunitense, accomunati da un destino tragico, vengono sviscerati in un monologo ad alto tasso di concitazione, scritto, diretto e interpretato da Francesco Meoni. Once I Was (dal titolo di uno dei singoli più celebri di Tim, e reinterpretato da Jeff in un concerto in memoria del padre) ripercorre per gradi le tappe di una carriera mai realmente esplosa, quella di Tim Buckley, al netto di un potenziale musicale destinato a lasciare un segno nell’epoca; parallelamente scorrono le pagine di un diario filiale cariche di rimpianto, quelle di Jeff, che con gli anni ha imparato a dimenticare la presenza di un padre che non è mai riuscito a farsi riconoscere come tale. Il racconto di genio, sregolatezza e solitudine è inframezzato dall’esecuzione dal vivo di alcuni dei brani più significativi di entrambi, con l’impossibile duetto Hallelujah, la cover di Leonard Cohen che è l’acme della carriera di Jeff, a sublimare una ricerca affettiva solo apparentemente interrotta.

Lo spettacolo nasce sotto i più nobili intenti biografici, allargando l’intimo dei personaggi al panorama musicale dei tempi, non senza mancare di efficacia. Spesso, però, è evidente l’incertezza dell’andamento, dalla drammaturgia non proprio limpida, in cui i diversi piani temporali si confondono con poca chiarezza, alla dimensione privata fortemente di maniera. Meoni sul palco non si risparmia, recita canta e si agita con gran foga, ma la sua messa in scena ha il sapore derivativo di un’operazione intellettualistica che risalta nell’impianto generale lugubre e in videoproiezioni colme di banalità didascaliche. La recitazione ansiogena e gesticolante trova un notevolissimo sostegno nella band musicale posta sul fondo del palco, sottotesto indispensabile al dramma famigliare che si consuma album dopo album. Molto bravo Vincenzo Marti nel dar voce a Jeff Buckley, meno a fuoco le capacità canore di Meoni. Once I Was è un progetto non superfluo e dall’ottimo potenziale emotivo, ma ancora perfezionabile e sicuramente da rodare.

Giuseppe D’Errico

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