“O ballano tutti o non balla nessuno” – incontro con Maurizio Gallo, in arte Pugni in tasca

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In occasione dell’uscita del suo ultimo lavoro “O ballano tutti o non balla nessuno”, abbiamo incontrato il rapper romano MAURIZIO GALLO. Ecco cosa ha risposto alle nostre domande. Un viaggio metropolitano tra musica, identità, cultura, sentimenti e coscienza. Le rivendicazioni di un rapper dal cuore calmo ed incazzato.

CM:
_Maurizio Gallo, in arte PUGNI IN TASCA.
Roma, fermata Cinecittà. 
Quanto è difficile trovare spazio per un rapper come te in una grande città e quanto, invece, aiuta una periferia come il tuscolano?

MG:
“C’è un dato che dice che se il mio quartiere fosse una città, sarebbe la nona città italiana per popolazione. Siamo più di 200 mila. Alcune vie del mio quartiere per densità sono le più abitate del mondo. E’ attraversato da 8 fermate della metropolitana, 2 aereoporti, più di 20 centri commerciali. Ma c’è solo un parco e zero ospedali, zero musei! Il tuscolano non mi fa vivere il dramma di alcune periferie che ti fanno stare tutta la vita in 3 strade, e finisce che anche se sei di Roma o Milano diventi più provinciale di chi vive in provincia, perché non esci mai da lì. Ma se mi offri tanti servizi, di cui metà sono sale slot e l’altra posti in cui per socializzare devo alcolizzarmi, me stai a fregà.”

268x0wCM:
_“O ballano tutti o non balla nessuno”
Il titolo del tuo ultimo lavoro sembra un gioco di parole. Cosa nasconde? Si può leggere una metafora? Una chiamata alle armi, all’impegno, ad una rivolta pacifica di idee belligeranti?

MG:
Si. Ho usato questo slogan dei Tupamaros, un gruppo rivoluzionario urugayano degli anni 70, per sottolineare che uno può anche “farcela” dove farcela significa svoltare economicamente per sé e chi gli sta attorno. Che sta anche bene, strappare qualcosa e darla a chi non ce l’ha. Ma non risolve le cose. Se 30 persone si arricchiscono, continueranno ad avere un problema perché intorno a loro il mondo continuerà a fare schifo. Da qui “O ballano tutti o non balla nessuno”.

CM:
_Erroneamente si pensa che la musica rap prescinda dagli strumenti reali e sia governata solo da computer, basi campionate, drum machine, ecc… Quanto spazio lasci insieme al tuo produttore alla musica suonata? Ho notato che arricchisci i tuoi brani con l’uso di chitarre, sax, ecc… trovi sia un campo di ricerca espressiva interessante per la tua musica? Raccontaci.

MG:
Premessa: già da piccolo scrivevo sia sulle strumentali americane che in sala con qualche pazzo musicista di zona. Qualche anno fa, quando ho iniziato a collaborare con Grindalf, abbiamo iniziato a suonare dal vivo le nostre canzoni aggiungendoci gli interventi del sax, del basso, della chitarra. Era un esperimento grezzo ma una grande intuizione, perché lo facevamo comunque su un sound moderno, non proprio classico ecco. Di quell’esperimento è rimasto che quando ne sento il bisogno, oltre alle produzioni di Grindalf, posso chiedere il supporto di alcuni musicisti come Vittorio Gervasi, o Giulio Pecci, che ha suonato la chitarra dell’ultimo singolo Di Là.

CM:
_“Fiori nel deserto”, si evince in Sahara. Un Sahara figurato, cementizio, metropolitano. Conosci la tua gente, i ragazzi che vivono la tua realtà. Su che aspetti delle loro vite poni attenzione?

MG:
Grazie per aver fatto caso all’immagine del sahara di cemento. E’ come dicevo prima, qui ci sarà anche tanta roba, ma è tutta merda. E’ il deserto. Il mondo ordina ai pischelli/e di farsi i cazzi loro, essere individualisti, comprare, sembrare belli. Io provo a dargli una visione diversa delle cose, di ritornare ai sentimenti, alla solidarietà, di riscattarsi attraverso la coscienza e non attraverso ai soldi.

CM:
_I tuoi testi sono parecchio tosti, scusa il gioco di parole. I rapporti, ad esempio, mi sembrano nodali nella tua musica, rapporti di vario genere: parentali, sentimentali e interpersonali. Lavoro, amore, sesso, degrado, rancore ma anche orgoglio di una territorialità. Ecco: l’identità non è mai sfocata. Quanto, Maurizio artista è ispirato da questo humus? E come, invece, interagisce l’uomo con tale realtà che mette in luce le contraddizioni del suo tempo?

MG:
Piano piano divento una cosa sola con quello che scrivo. Non c’ho più 18 anni, non mi dipingo come voglio che mi vedano.  Più passa il tempo più c’è meno differenza tra quello che canto e quello che potrei dirti se ci andiamo a bere una cosa.

CM:
_Cosa farai ora? Promozione e… dicci cosa bolle in pentola, regalaci un’anticipazione per Criticalminds.

MG:
_Voglio coronare tutti questi anni di concerti dischi e fatiche rimaste nei sotterranei di tutta Italia…Usciranno sempre nuovi singoli. e a poco a poco nel 2018 dimostreremo quanto può essere calmo e incazzato un cuore.

Vincenzo La Gioia

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