“Non essere cattivo”, il congedo di Caligari con un film di dolente bellezza

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Non essere cattivo (Italia, 2015) di Claudio Caligari con Luca Marinelli, Alessandro Borghi, Silvia D’Amico, Roberta Mattei, Alessandro Bernardini, Elisabetta De Vito

Sceneggiatura di Claudio Caligari, Giordano Meacci, Francesca Serafini

Drammatico, 1h 40′, Good Films, in uscita l’8 settembre 2015

Voto: 8 su 10

Recensione colpevolmente ritardataria per l’ultimo, straziante film di Claudio Caligari, presentato fuori concorso all’ultimo Festival di Venezia e uscito postumo dopo la prematura morte del regista, avvenuta immediatamente dopo la fine delle riprese. Una carriera lunga 32 anni, un segno preciso lasciato nel cinema italiano con soli tre film (l’esordio scandalo nell’83 con Amore tossico, il ritorno nel 1997 con il noir di borgata L’odore della notte), Non essere cattivo è il congedo migliore per un percorso cinematografico affrontato con grande coerenza.

non-essere-cattivo-posterIl set è, ancora una volta, il sottoproletariato romano, la periferia, il litorale di Ostia. Siamo in pieni Novanta, gli anni dell’edonismo e delle droghe sintetiche. In questo microcosmo si muovono Cesare (Marinelli) e Vittorio (Borghi), due amici fraterni che sprecano il meglio dei loro vent’anni tra spaccio, criminalità e sballo senza freni. La ricerca di un ruolo nella società avrà un costo altissimo: Vittorio, per salvarsi, si lega a una ragazza madre (Mattei) e accetta lavoretti alla giornata, allontanando Cesare che, invece, sogna un futuro con l’ex dell’amico (D’Amico) ma senza abbandonare mai i pericoli della strada…

Scritto con Giordano Meacci e Francesca Serafini, e terminato grazie all’intervento di Valerio Mastandrea, anche produttore, che ne ha curato il montaggio finale, Non essere cattivo è quadro d’ambiente e, insieme, ritratto d’epoca di disarmante sincerità. Lungi dal voler idealizzare i suoi protagonisti, Caligari ce li racconta con toccante rigore e un senso della misura che si sposa perfettamente con le impressionanti interpretazioni di Marinelli e Borghi, figlie di un’alchimia che solo un buon regista riesce a restituire. Una parabola di ostacoli raggirati, dove la drammaticità non è tanto nelle immagini quanto nell’umanità dei singoli personaggi. Una visione dolente e rispettosa, un film urgente, un regista che farà pesare la sua assenza.

Giuseppe D’Errico

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