“Non aver paura… è solo uno spettacolo” di Eduardo Aldan, uno spettacolo di Ricard Reguant ed Enzo Masci

Non-aver-paura

NON AVER PAURA… è solo uno spettacolo

scritto da Eduardo Aldan
progetto artistico di Gianluca Ramazzotti
diretto da Ricard Reguant ed Enzo Masci
versione italiana di Franco Ferrini
con Claudia Genolini, Simone Giacinti, Emiliano Ottaviani
e con la partecipazione di Gianni Garko
produzione Ginevra Media Prod srl

In scena al Teatro Vittoria di Roma fino al 4 marzo

Voto: 7½ su 10

Abbiamo visto “NON AVER PAURA – E’ solo uno spettacolo” al Teatro Vittoria di Roma e ne siamo rimasti colpiti per originalità di idee e qualità realizzativa. Scritto dal Eduardo Aldan, lo spettacolo ci proietta in un profondo carteggio dell’animo umano, nel labirinto delle paure meno comprensibili e spiegabili di cui l’uomo è preda sin dalla notte dei tempi, quella del buio ad esempio.

Sono narrate tre storie agghiaccianti e la voce di uno splendido narratore d’eccezione, Gianni Garko, ci conduce in questa spirale che accresce passo dopo passo la sensazione di inadeguatezza e terrore in cui ogni spettatore finisce per precipitare pur stando comodamente seduto su di una poltrona teatrale. Alcuni effetti speciali sono necessari affinché si compia il rito del terrore provocato ed indotto. Si tratta dunque di un felice esperimento teatrale che ha avuto grande successo di pubblico e critica in varie nazioni del mondo ed ora anche in Italia. E chi pensa che sia solo uno spettacolo e per questo sia difficile spaventarsi dentro un teatro, si sbaglia: come recita lo stesso narratore “mai sentirsi al sicuro, neanche in un teatro, perché non puoi sapere mai chi è che siede dietro di te.”

L’esperimento attraverso la presenza camaleontica dell’attore Gianni Garko – noto volto di film di culto del cinema italiano degli anni ’60 e ’70 come la serie di “Sartana”, “10.000 dollari per un massacro”, “La notte dei diavoli”, “Sette note in nero”, “Uomo a metà” – riesce nel suo proposito di spaventare e destabilizzare lo spettatore ignaro, attraverso una macchina infernale costituita dalla scelta del buio in scena e in sala, di rumori assordanti come immagini terrificanti, un linguaggio ben preciso che lascia spazio al dubbio, ma non all’intrerpretazione, la linea di arrivo non può che essere la paura, la sensazione di correre un pericolo imminente, di non aver via di scampo.

Non aver paura racconta anche di una terribile vicenda all’inizio del secolo scorso, quando un incendio uccise 23 persone fra cui la piccola Violetta Sperelli, che si esibiva quella sera, e suo padre Ettore; i corpi dei due non vennero mai ritrovati e sulle ceneri dei locali fu ricostruito il nuovo teatro, da allora luogo di eventi paranormali e sorprendenti.

Ma perché l’horror spaventa tutti e così tanto ? Esso fa leva sulle paure ataviche degli esseri umani: morte, violenza, dolore, rimorso, coscienza, attraverso immagini crudeli e scioccanti, che scatenano nello spettatore empatia con la vittima.

Protagonisti dei tre raccapriccianti episodi presentati in questo “esperimento teatrale”, sono Claudia Genolini, Simone Giacinti e Emiliano Ottaviani; perfettamente nella parte ci regalano momenti di grande pathos. A caratterizzare ancora di più l’esperimento ci sono delle pseudo-mascherine di sala col viso coperto da maschere antigas bianche, sono silenti, anzi sinistramente mugugnanti ed affiorano dall’oscurità muovendosi alle spalle delle persone o accomodandosi tra le poltrone. Il senso di disagio che creano è di successo… come l’altro assoluto protagonista dell’esperimento, quel buio che tutto pervade e circonda e che tutto nasconde.

Non ci scommettereste che è solo uno sprettacolo.

Vincenzo La Gioia

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