Nero e rock come le anime tormentate: il Drago

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Titolo: “Il drago” di Evgenij Shwarz
Regia: Sasà Neri
Produzione: Compagnia della Luna Obliqua
Con: Simona Casale, Gianluca Minissale, Bernadette Malaponti, Alessandra Borgosano, Giuseppe Andò, Gabriele Casablanca, Gisella Camelia, Alice di Bella, Alice Ingegneri, Luca Lucio Contarino, Martina Cucè, Antonio Zaccone, Federica Foti.

Voto 7 su 10

Lo spettacolo inizia con il regista sul palco che avverte il pubblico “Ci tengo a precisare che tutto verrà fatto nel rispetto della persona. Nel senso che… lo vedrete”. Tanto basta per mettere in allarme un uditorio che guarda il vicino di posto con un misto di ansia ed anticipazione.
Quando si spengono le luci in sala e si accendono quelle sul palco è come guardare un quadro impressionista: affollato, con toni freddi e nebulosi, come un paesino lontano che non riesci a mettere a fuoco ma istintivamente decidi di raggiungere. La voce dell’archivista, Charlemagne, racconta la storia di questo piccolo borgo tiranneggiato da un antico Drago a cui ormai il popolo si è abituato.
A ritmo di rock le figure si animano e gli esoscheletri rompono la quarta parete ed invadono la platea del teatro Savio di Messina. E’ un invasione aliena ed alienante quella degli attori che guardano, toccano e parlano ad un pubblico smarrito ed ammaliato. Tornano in scena che ancora le coscienze sono scosse. Tanto quanto quella di Lancellotto, l’eroe che appare dal nulla sul palco e venuto a sapere del Drago e del sacrificio imminente che gli sarà tributato decide di sfidarlo, per salvare la vita alla bella Elsa, vittima ingenua e rassegnata.
Al solo nominarlo l’atmosfera cambia e di nuovo le poltrone tornano ad essere invase dal folle corteo che accompagna l’ingresso in scena di una sposa, tanto bella quanto sciupata e triste che si rivela essere il mostruoso antagonista. Alle sue spalle l’anima nera che enfatizza lo straniamento del mostro rispetto agli affari degli uomini. Accettato il duello, da tenersi nel giorno seguente, il paese entra in subbuglio, il Borgomastro aiutato dal figlio Heinrick, segretario del Drago, provvede a lasciare l’eroe disarmato, destinato a morte certa. E tanto per assicurarsi che lo scontro sia a totale appannaggio del tiranno, Elsa viene incaricata di uccidere Lancellotto, in cambio della sua vita.
Nonostante qualche problema tecnico dovuto all’audio la performance ha strappato un consenso entusiasta al pubblico in sala che si è concesso dieci minuti ininterrotti di applausi e una sentita standing ovation.
La regia di Sasà Neri è in perpetua evoluzione e ogni volta che rimette in scena questo spettacolo lo smembra con la stessa ferocia con cui il Drago ha straziato le anime del popolo, per farne sue creature. E’ vero che la commedia è di Schwarz, ma è altrettanto vero che la Black rock comedy è tutta farina del sacco di Neri.
Impressionante la performance di Alessandra Borgosano, un Borgomostro geniale nella sua folle crudeltà, capace di conferire al personaggio profondità estrema e al tempo stesso risultare ironica abbastanza da strappare anche qualche sorriso. Anche nelle vesti di esoscheletro la sua interazione risulta tra le più coinvolgenti, con uno sguardo capace di incantare anche gli scettici.
Lodevole anche la performance di Giuseppe Andò nei panni di Charlemagne, archivista e narratore, statuario ma capace di emozionare ed emozionarsi proprio come ci si aspetterebbe da un padre. Il Lancellotto di Gianluca Minissale invece va a Diesel, parte in sordina ed esplode in un finale in cui appassiona, travolge e commuove, risvegliando molto più che le semplici coscienze del popolo. Tenera, seppure scostante l’Elsa di Bernadette Malaponti e buono l’Heinrick del giovanissimo (ha solo quattordici anni) Gabriele Casablanca.
Simona Casale nei panni del Drago ha un che di Tarantiniano che piace anche se sarebbe stato interessante vedere più interazione con Gisella Camelia, l’anima nera con cui condivideva le battute.
Se tutti gli esos-coro erano poi generalmente godibili, un po’ meno lo sono state Federica Foti nel doppio ruolo delle amiche di Elsa (la prima voce era divertente, la seconda poco riuscita al punto da compromettere quasi la sua intera performance) e di Alice Di Bella, una gatta fin troppo morta e troppo attaccata al suo accento natio.
Statica, spezzata ma bella la scenografia, sfruttata benissimo da tutto il cast.
Ben giocato anche il disegno delle luci che con I bianchi ed I blu hanno reso il palco un luogo surreale. Sullo sfondo non c’era, ma era facilissimo immaginare la notte stellata di Van Gogh.
Una colonna sonora che spazia dal rock dei Muse, dei My chemical romance e di Marilyn Manson e che si lega agli italianissimi Io?drama ed alle atmosfere fiabesche date dal tema di Edward scissorhands di Danny Elfman.
La riflessione di chiusura porta amarezza. E’ triste dover dare un voto medio ad uno spettacolo del genere, tanto più che valutato l’impegno e il valore della compagnia siamo certi che con ulteriori mezzi e il sostegno necessario “Il Drago” avrebbe poco o nulla da invidiare a produzioni ben più famose e meno ispirate.

Maddalena Mannino

One Response to Nero e rock come le anime tormentate: il Drago

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