“Nella casa”, Ozon e l’interno famigliare borghese tra scrittura e apparenze

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Nella casa (Dans la maison, Francia, 2012) di François Ozon, con Fabrice Luchini, Ernst Umhauer, Kristin Scott Thomas, Emmanuelle Seigner, Denis Ménochet, Bastien Ughetto

Sceneggiatura di François Ozon, dalla pièce teatrale “Il ragazzo dell’ultimo banco” di Juan Mayorga

Drammatico, 1h 45’, BiM Distribuzione, in uscita il 18 aprile 2013

Voto: 7½ su 10

Autore mai banale o prevedibile, spesso irritante per spocchia o lezio, ma capace di diaboliche sottigliezze psicologiche, François Ozon ci accompagna, con questa sua ultima opera, nel magmatico territorio della narrazione a più strati, in un raffinato gioco di specchi dove è facile smarrirsi tra le apparenze, tutt’altro che scontate, di un racconto in cui lo spettatore diventa (in)consapevole complice.

Nella_casa_poster_italianoIl professor Germain (Fabrice Luchini) insegna letteratura francese al liceo, rimpiange di non essere diventato uno scrittore di successo e si appassiona ai temi che un suo studente gli consegna, di volta in volta, dopo aver appreso da lui alcuni preziosi suggerimenti di scrittura. Il giovane autore, Claude (Ernst Umhauer), vi elabora il ritratto di una grigia famiglia in un interno borghese agognato sin dall’estate prima; con acume spigliato, descrive i suoi personaggi, l’amico di classe Raphael (Ughetto) e i coniugi Esther e Rapha (Seigner e Ménochet). Ormai prigioniero della rete narrativa del suo allievo, Germain si ritrova così coinvolto in un pericoloso giro di vite nel quale entra anche sua moglie Jeanne (Kristin Scott Thomas).

Straordinaria summa delle mille e una possibilità offerte dalla scrittura su come cambiare, smontare e rigirare una storia, il film è anche un omaggio dichiarato alla letteratura e ai grandi rivoluzionari della narrativa, da Tolstoj a Kafka, fino a Flaubert, Pirandello e Pasolini.

Seguendo un’impronta umoristica di matrice alleniana (Germain e Jeanne discutono in fila al cinema come in Io e Annie, ma per entrare a vedere Match Point), Ozon manipola più linee narrative e altrettanti personaggi, fino a centrare un universo di ordinarie solitudini che solo la forza della parola può agitare dal torpore del quotidiano.

Dans_la_maison_3Lo studio su un soggetto diventa così la novelization di una reclusione voyeuristica cui è impossibile sottrarsi, con ovvio corredo di inquietudini (Hitchcock) e paranoia (Polanski); commedia e thriller psicologico si fondano in una commistione soffice e insinuante che, come da migliore tradizione romanzesca, tiene in trappola senza difficoltà.

Non male per essere, in fondo, solo un esercizio di stile, che il regista conduce con indubbia eleganza, tra citazioni colte e coltissime e ammissioni esplicite di incapacità compositive (si sa che il finale è sempre la parte più difficile), coadiuvato da un cast oltremodo mirabile.

 

Giuseppe D’Errico

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