Musical-mente: Il Rocky Horror Picture Show

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Credits:
Regia di Jim Sharman, Sceneggiatura di Jim Sharman e Richard O’Brien, Musiche di Richard Hartley, Durata: 100′, Anno: 1975, Origine: Gran Bretagna. Cast artistico: Tim Curry, Susan Sarandon, Barry Bostwick, Richard O’Brien, Patricia Quinn, Nell Campbell, Charles Gray, Jeremy Newson, Jonathan Adams, Peter Hinwood, Meat Loaf

La cinematografia americana degli anni settanta specialmente sul versante Musicale si presenta assolutamente irriverente e non convenzionale. Sfida le critiche e attinge a piene mani dalla rivoluzione Hippie prendendola come spunto per rivelare il desiderio di indipendenza sessuale e insofferenza per le regole imposte dalla società moralista.
Immaginando un panorama come questo i film da citare sono tantissimi, da “Hair” a “La febbre del sabato sera” ma uno si consacra come il Musical (prima teatrale e poi cinematografico) più politically uncorrect degli anni ’70: Il Rocky Horror Picture Show.
In un’ambientazione da fantascienza degli anni Cinquanta, bistrattata dalla critica ma adorata dai ragazzini dell’epoca, fra i quali l’allora piccolo Richard O’Brien, autore del Musical, il Rocky Horror inserisce la trasgressione e l’ideale di libertà sessuale tipici di quel decennio.

La storia si apre durante un matrimonio a cui partecipano Brad e Janet. Il primo dopo aver assistito alla cerimonia sembra trovare il coraggio di chiedere alla ragazza di sposarlo, quando lei accetta decidono che il miglior modo per festeggiare e rendere ufficiale la cosa è andare a dirlo al prof. Scott, l’uomo che li ha fatti conoscere. A causa di un temporale tuttavia i due si perdono e finiscono su una strata sterrata su cui bucano una delle gomme. Insieme si incamminano per trovare aiuto e così trovano un insolito castello dove pare ci sia un raduno di motociclisti.
I due fidanzati sono in realtà arrivati al maniero dell’eccentrico Dottor Frank ‘n Furter, proprio la notte in cui si sta celebrando la rimpatriata di uno strano gruppo di persone che si definiscono “transilvani”. Conosciuto il padrone di casa Brad e Janet scopriranno che egli è anche uno scienziato e che proprio quella notte porterà a compimento un esperimento che gli permetterà di dar vita all’uomo che lui stesso ha creato.

Il protagonista assoluto è Frank ‘n Further, un alieno proveniente dal pianeta Bisesso della galassia Transilvania (traduzione italiana). Uno scienziato pazzo, ma appassionato; un sognatore trasgressivo e conturbante che nonostante incarni alcuni tra i peggiori difetti che si possano trovare in un uomo appare irresistibile. Non importa che ad interpretarlo sia l’ambiguo fascino mascolino di Tim Curry ( l’attore della versione cinematografica) o il più efebico Bob Simon, il più amato Frank teatrale, il personaggio conserva quella innata capacità di attrarre che prescinde ogni suo atteggiamento deplorevole.
Ammaliante, terribile, a volte commovente, Frank travolge i suoi ospiti, e insieme a loro il pubblico, con una personalità magnetica e una filosofia di vita che non conosce inibizioni. I brani che Frank canta, da Sweet Transvestite a I’m Going Home, si muovono da un rock’n’roll sfrenato e trascinante a un malinconico piano che accompagna le lacrime finali.
A fare da contro altare a questo sfrenato seduttore ci sono Brad e Janed, classico stereotipo della coppia di innocenti fidanzati promossa dalla società americana degli anni ’50. Entrambi cadono vittime delle macchinazioni dello scienziato che li proverà della ingenuità.
Oltre a loro ci sono altri due protagonisti imprescindibili: Riff Raff e Magenta, domestici di Frank e come lui alieni; alla fine i due snervati dai comportamenti del loro padrone si ammutineranno e lo uccideranno, risparmiando però la vita dei due fidanzatini e partendo con la navicella-Castello per fare ritorno al loro amato pianeta d’origine.

Dopo una torunèe di successo in Inghilterra la Fox acquistò i diritti cinematografici e nel cast furono inseriti molti degli attori originali del cast inglese ed americano (una produzione americana debuttò a Los Angeles nel 1973 registrando un enorme successo). Tuttavia la versione di Broadway realizzata per la promozione della pellicola fallì miseramente, così come la proiezione della prima versione del film tenutasi a Santa Barbara. Dopo che il film fu tagliato e rimontato fu nuovamente distribuito nel settembre del 1975 in un gruppo ristretto di cinema, per provare l’impatto sul pubblico. Come era accaduto per la produzione di Broadway il responso fu pessimo. Accadeva una cosa strana in tutti i cinema: il pubblico era composto sempre dalle stesse persone, che tornavano ripetutamente a vedere lo spettacolo cantando le canzoni e ballando nei corridoi del cinema.
I produttori decisero che era necessaria un tipo diverso di presentazione. Il film fu rimontato, e provato come film notturno. Dopo aver tagliato le due canzoni finali si decise di provare il film al Waverly Theater di New York nel primo weekend dell’aprile del 1976. Questa volta il successo fu immediato e dilagò in tutto il paese. E accadde qualcosa di molto insolito: la partecipazione degli spettatori crebbe e si evolse: la gente cominciava a venire al cinema vestita come gli attori, e il film finì per diventare un vero e proprio spettacolo che si svolgeva al di qua dello schermo. Ancora più importante era la partecipazione verbale: gli spettatori cominciarono a rispondere alle battute degli attori con una sorta di proprio copione che si evolveva continuamente. Uno dei motivi del successo che il Rocky Horror ha ancora oggi, trent’anni dopo il suo esordio, risiede senza dubbio nella qualità degli attori del film e della musica, ma soprattutto nella partecipazione del pubblico, che rende ogni rappresentazione e ogni proiezione uno spettacolo sempre nuovo e diverso, al quale partecipare in prima persona.

In termini musicali la colonna sonora è valsa per più di due decenni a quest’opera il titolo di Musical Rock più bello di tutti i tempi e tutt’ora c’è chi considera gli arrangiamenti come i più riusciti del genere. Senza dubbio la scelta delle voci e la presenza di un vero Rocker (Meat Loaf nel ruolo di Eddy) non fanno che confermare il valore artistico di una sountrack che è assolutamente trascinante nella prima parte e che diventa dolce e struggente nell’ultimo quarto di pellicola, lasciando che lo spettatore sprofondi nell’abisso di complessità che si cela dietro l’aria scanzonata e superficiale di ogni personaggio.
Le coreografie non sono particolarmente elaborate, ma proprio per questo risultano amatissime dal pubblico e non c’è replica del RHPS in cui il pubblico non si alzi per ballare il “TimeWarp” o per scatenarsi durante “Hot Patootie”. Unico momento in cui la parte coreutica sicuramente mostra il suo essere volutamente curata è durante l’esecuzione di “Rose Tint My World” in cui parte dei personaggi si esibisce in una sorta di show su un palcoscenico a beneficio del Dottor Furter.

Il Rocky Horror nasconde a sua volta un numero impressionante di riferimenti alla cultura “popolare” americana, in bilico tra l’omaggio e la parodia.
Dal mondo dell’arte (American gothic, uno dei più celebri dipinti americani, appeso nell’ingresso del castello ma anche proposto “dal vivo” di fronte alla chiesa nella scena del matrimonio; i duplici esemplari della Gioconda e del Davide di Michelangelo; la Venere di Milo con una candela sulla testa, il Discobolo a cui viene mozzato il capo, fino alla Creazione di Michelangelo sul fondo della piscina) alla cultura contemporanea (il numero 4711 tatuato sulla gamba di Frank ‘n  Furter, nome di un’acqua di Colonia molto popolare negli ambienti omosessuali degli anni Settanta; la formula dell’LSD che dovrebbe essere scritta sulla lavagna del laboratorio; in realtà è la formula di una molecola dell’emoglobina), ai classici del cinema (Il mago di Oz, Frankenstein, Dracula, King Kong), numerosissime sono le citazioni che ammiccano allo spettatore.

Numerose tuttavia sono anche le citazioni e degli omaggi di opere postume allo stesso film. Per fare degli esempi tra i più semplici da identificare basti pensare a Scary Movie 2 in cui non solo è presente Tim Curry, interprete originale di Frank e che anche questa volta veste i panni di un professore/scienziato lascivo; ma anche l’aspetto di Hanson, il maggiordomo di casa Inferno, ricorda molto Riff Raff.
Anche nel film di animazione Shrek 2, durante la cena in cui l’orco conosce i genitori di Fiona durante un battibecco ogni personaggio chiama gli altri creando un circolo vizioso, la scena è un chiaro riferimento a quella in cui Frank scopre il tradimento di Rocky con Janet che a sua volta ha tradito Brad.
Nella seconda serie della serie televisiva “Glee” la quinta puntata è interamente dedicata al musical, con gli allievi del liceo McKinley che tentano di mettere in scena la controversa opera, e ha come titolo “The Rocky Horror Glee show”.

Maddalena Mannino

Fonti: Nell’articolo sono contenuti estratti tratti dal n. 80 della rivista di Fantascienza Delos

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