Morire dal ridere si può. “Il delitto è servito” di Sasà Neri in scena a Messina

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IL DELITTO E’ SERVITO

Una produzione della compagnia “La luna obliqua”
Ispirato al film “Signori, il delitto è servito”
Regia: Sasà Neri
Con: Luciano Accordi, Dario Blandina, Gabriele Casablanca, Cristina Dainotti, Michele Espro, Margherita Frisone, Alice Ingegneri, Riccardo Ingegneri, Bernadette Malaponti, Mario Sturniolo.

Voto: 8 su 10

Lo spirito della commedia è nel suo ritmo, nell’inaspettato colpo di scena e nella gestione dei tempi comici e nella costruzione dei personaggi. Nessuno si sarebbe mai aspettato che il classico gioco da tavolo “Cluedo” desse materiale valido per la scrittura di un testo divertente ma dai tratti grottescamente noir eppure nel 1985 esce nelle sale cinematografiche “Signori, il delitto è servito” di Jonathan Lynn. A 31 anni di distanza questo torna in scena a Messina, al teatro Annibale Maria di Francia, allestito dai “Chiari di Luna”, una compagnia debuttante nata in seno alla ormai affemata Compagnia della Luna obliqua di Sasà neri.

Un eterogeneo gruppo di invitati si ritrova all’interno di una bellissima magione; ciascuno di loro ha ricevuto un invito dal misterioso Signor Boddy, un losco figuro che – andando avanti nella trama – si scoprirà essere il loro ricattatore. Tuttavia è proprio la misteriosa e improvvisa morte del cattivo a innescare una serie di eventi equivoci che porterà a ben tre finali differenti per la storia.

Lo spettacolo è stato diviso in due atti, una novità per la compagnia, che ha abituato il suo pubblico ad atti unici. In questo caso sebbene il ritmo rimanga alto per tutta la durata della performance è necessario far notare che la prima parte dello spettacolo risulta più brillante e incisiva, mentre la seconda presenta piccoli scricchiolii o momenti più dilatati che tuttavia non influiscono troppo sulla godibilità e sulla fluidità della messinscena. Divertente – oltre che una chicca sofisticata – la conclusione del primo atto sull’overture del celebre musical “Il fantasma dell’opera” un omaggio dovuto al fatto che la prima parte dello spettacolo si conclude sulla caduta del lampadario (o lampaMario, come spiegheremo più avanti). Di questi piccoli diversivi è disseminato tutto lo spettacolo che diventa quasi un piacevole rebus per tutti gli appassionati che passano il tempo oltre che a ridere a ricercare e scovare citazioni più o meno colte.

« Sette indagati, sei armi, cinque corpi e tre finali. », ma a muoversi sulla scena teatrale sono molti più attori che assolvono a ruoli anche inaspettati. Risulta brillante in questo senso la presenza di Mario Sturniolo che interpreta “Il Mario”, una sorta di narratore che con i suoi interventi copre la pressochè assenza totale di scenografia, annunciando ogni cambio scena o sottolineando e chiamando momenti particolari dello spettacolo accompagnando il tutto anche con funzione di rumorista per colorare ulteriormente la scena, fornisce inoltre lo spunto per numerosi e inediti giochi di parole, al punto che il buco nel muro diventa “il buco nel Mario” e il proiettile sparato per sbaglio alla fine colpisce il “LampaMario” (come vi anticipavamo).

Deliziose le interpretazioni delle tre sospettate principali, tutte perfettamente calate nel personaggio, ma tra cui spicca la prova di Cristina Dainotti, una Mrs Peacock brillante, esilarante e con richiami ad una compianta Anna Marchesini. Dal leggero cantilenare a quella insolita goffagine che ha anche qualcosa della Signorina Silvani di Fantozzi, l’attrice riesce a celebrare queste icone della comicità italiana senza tuttavia scadere in una pedissequa imitazione, richiamando in un sentito omaggio uno dei periodi d’oro della comicità italiana.

Un ulteriore richiamo agli sketch del trio Lopez-Solenghi-Marchesini viene fornito da Luciano Accordi, straordinario interprete del maggiordomo Wordsworth; in scena pressocchè per tutto lo spettacolo, riesce a trasformare la fatica della prova attoriale in una particolarità quasi psicotica – sul finale – dello stesso personaggio, arricchendolo di sfumature e non sfigurando nel confronto con l’interprete originale, il bravissimo Tim Curry.

Divertono anche gli intermezzi del Colonnello Mustard con le sue movenze schematiche e quasi da cartone animato; la delicata ed esilarante gaiezza del signor Green con annesso colpo di scena finale e sorprende soprattutto la bravura di Gabriele Casablanca, un Signor Boddy balbuziente e brillante che ha in sé il pregio di saper recitare anche e soprattutto con un’espressività esagerata ai massimi termini, che in alcuni momenti lo rende quasi un mimo e che fa pensare molto alle caricature di Totò.

Persino quelle che dovrebbero essere considerate poco più che comparse – i poliziotti che aiutano anche nella gestione della scenografia – completano un cast quanto mai coeso e capace, che porta avanti la storia con un piglio frizzante e goliardico. La regia è affidata alla mano salda ed esperta di Sasà Neri che con questo spettacolo torna al teatro brillante dopo un paio di anni in cui ha preferito dedicarsi per lo più al Teatro Sperimentale e ai Musical dimostrando di non aver perso la sensibilità necessaria per donare al pubblico risate che sono sempre più che apprezzate.

Maddalena Mannino

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