“Mon Roi – Il mio re”, discorso non banale sull’innamoramento e sue derive

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Mon Roi – Il mio re (Mon Roi, Francia, 2015) di Maïwenn (Maiwenn Le Besco) con Vincent Cassel, Emmanuelle Bercot, Louis Garrel, Isild Le Besco

Sceneggiatura di Maïwenn, Étienne Comar

Drammatico, 2h 08′, Videa, in uscita il 3 dicembre 2015

Voto: 7 su 10

Erano anni che Maïwenn, l’attrice e regista di Polisse, voleva girare un film su una relazione passionale e distruttiva tra due individui adulti, senza mai riuscire a trovare il giusto equilibrio tra tra le nevrosi dei personaggi e il loro indubbio amore. Finalmente ce l’ha fatta, e il risultato è notevole: Mon Roi, presentato a Cannes68 dove ha vinto la Palma d’Oro per la migliore attrice a Emmanuelle Bercot, è un discorso non banale sull’innamoramento e le sue relative derive quando una donna cade ai piedi di un uomo che, per sua stessa ammissione, è il “re dei coglioni”.

106934455 Lei è Tony (Bercot), avvocatessa che rivive la sua storia durante un ricovero in un centro riabilitativo dopo una caduta (accidentale?) sugli sci, lui è Georgio (Cassel), proprietario di ristoranti, modaiolo, playboy, estremamente carismatico e affascinante. La sintonia è immediata, la complicità è rafforzata da piccole attenzioni private (memorabile il dialogo durante la prima notte insieme, quando Tony rivela un particolare sgradevole della sua fisicità), e al matrimonio seguiranno un figlio e mille disastri. Perché si amano? Chi è quest’uomo al quale ha permesso di lasciarsi manipolare? Perché vivono un desiderio così soffocante e (auto)distruttivo?

Senza assumere mai toni conciliatori, ma mantenendo sempre la narrazione su un livello aspro e crudele (col rischio di sconfinare nell’isteria), Maïwenn racconta l’amore maturo senza sconti, focalizzando il punto di vista femminile con precisione e svuotandolo di ogni ideologia. Mon roi diventa, così, la vivisezione di un caso di psicanalisi in cui entrano in gioco insicurezze, trasgressioni e legami di coppia giudicabili ma sempre esposti con realismo. Tutto attraverso un personaggio femminile problematico ma mai passivo, interpretato dall’ottima Bercot, e di un modello maschile facilmente inquadrabile, cui dà corpo un Vincent Cassel irresistibilmente buffone, vero centro catalizzatore dell’operazione. Peccato per qualche lungaggine di troppo (le scene nel centro di recupero sono in gran parte superflue), ma il film è una scommessa vinta.

Giuseppe D’Errico

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