“Un milione di modi per morire nel West”, parodia stanca e volgare

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Un milione di modi per morire nel West (A Million Ways to Die in the West, Usa, 2014) di Seth MacFarlane con Seth MacFarlane, Charlize Theron, Liam Neeson, Amanda Seyfried, Neil Patrick Harris, Giovanni Ribisi, Sarah Silverman, Evan Jones, Christopher Lloyd, Ewan McGregor, Bill Maher, Jamie Foxx

Sceneggiatura di Wellesley Wild, Alec Sulkin, Seth MacFarlane

Commedia, 1h 56′, Universal Pictures International Italy, in uscita il 16 ottobre 2014

Voto: 5 su 10

Bei tempi andati, quelli di Mezzogiorno e mezzo di fuoco di Mel Brooks, una vera parodia del genere western che ne rigirava gli stereotipi per dar vita a gag geniali. Adesso l’epica della Monument Valley è piegata all’assunto “il West fa schifo!” da Seth MacFarlane, autore notevole per la tv americana (la serie animata I Griffin) ma assai più greve e banale nelle sortite cinematografiche, nonostante gli incassi stratosferici del dissacrante Ted, l’orsetto sporcaccione di due anni fa. Un milione di modi di morire nel West vorrebbe ridicolizzare sulla vita di frontiera di fine 800, ma non fa parodia di un genere, se mai lo usa a pretesto per una serie di situazioni comiche che volano molto basso.

un-milione-di-modi-per-morire-nel-west-posterLa storia è delle più ordinarie: Albert (MacFarlane) è un mandriano che non ne può più del paesello, dove la buzzurragine dilaga e c’è il rischio di finire stecchiti da un momento all’altro per le più incredibili circostanze. Quando la ragazza (Seyfried) lo pianta per un riccone baffuto (Harris), l’unica a infondere fiducia in Albert è Anna (Theron), una bella forestiera che è anche un asso della rivoltella: non immagina che è la donna di un bandito (Neeson) a cui in molti danno la caccia.

La trama è solo un canovaccio basico per una sarabanda di episodi e personaggi solo raramente divertenti, il più delle volte di irrefrenabile volgarità. Non basta il cast strepitoso, con una splendida Theron e due attori brillanti come la Silverman e Neil Patrick Harris, a ravvivare un copione che perde inesorabilmente colpi col passare dei minuti, incapace di sfruttare l’ambientazione e di giustificare la demenzialità all’origine. Piatta la regia, piuttosto piacevoli i cameo disseminati qua e là. Tuttavia, ci si poteva aspettare qualcosa di più raffinato.

Giuseppe D’Errico

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