“Medea” trova la sua interprete d’eccezione in Maria Paiato

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MEDEA
di Seneca
traduzione e adattamento Francesca Manieri
con Maria Paiato, Max Malatesta, Orlando Cinque, Giulia Galiani, Diego Sepe
regia Pierpaolo Sepe
scene Francesco Ghisu
costumi Annapaola Brancia D’Apricena
luci Pasquale Mari
trucco Vincenzo Cucchiara
aiuto regia Luisa Concione
foto di scena Pino Le Pera
Al Teatro Eliseo di Roma fino al 17 aprile.

Voto: 7 su 10

Il suo corpo è carico di tensione. I suoi movimenti ora sono volutamente nervosi, ora freddamente mansueti. La sua voce spazia da inquietanti sonorità oscure e profonde a femminili vezzeggiamenti acuti, dal sapore dolceamaro. Di disumano c’è solo la sua bravura. È MedeaPaiato, è PaiatoMedea. Tutt’uno. Così credibile da rendere intelligibile ogni singola parola dei versi di Seneca. Per mano sua, un testo dal linguaggio ricercato, arcaico e che spaventa in complessità, sembra diventare il più amichevole e semplice dei testi moderni. Il teatro, gremito di ragazzi, la cui presenza non può che fare solo piacere, rimane in religioso ascolto, per novanta minuti, dell’ira funesta di questa antieroina, che si macchia del più efferato dei delitti, cantato in mille salse, dai tempimedea-foto-di-Marco-Caselli-420x280 di Euripide fino a quelli nostrani. Ogni autore vi ha trovato un taglio, un modo di raccontarla. Ogni regista prova a leggerla in modo diverso: chi ricorrendo alla psicologia, chi valorizzandone la sincronia con altri miti. E c’è chi prova, come Pierpaolo Sepe in questo caso, a trovare in Medea degli echi, dei rimandi, degli agganci con la contemporaneità. Non riusciamo a darvi un parare sulla validità di questo allestimento e sulla legittimità dei parallelismi storico-politici che propone: innumerevoli e, a dire il vero, un po’ troppo criptici, forse anche approssimativi, confusi e forzati. Sicuramente interpretabili in vari modi e questo non sempre è un bene.
Vi invitiamo, tuttavia, calorosamente, ad andare a vedere questo spettacolo. Se non altro per avere il privilegio di ascoltare chi ancora il verso lo sa analizzare, scomporre e restituire con un’umiltà e una semplicità inarrivabile: grazie Maria Paiato.

Andrea Ozza

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