“L’uomo seme” di Violette Ailhaud, uno spettacolo di Sonia Bergamasco, la recensione

uomo seme

L’UOMO SEME

racconto di scena ideato e diretto da Sonia Bergamasco
da “L’uomo seme” di Violette Ailhaud
Traduzione di Monica Capuani
drammaturgia musicale a cura di Rodolfo Rossi e del quartetto vocale Faraualla
con Sonia Bergamasco, Rodolfo Rossi, Loredana Savino, Gabriella Schiavone, Maristella Schiavone, Teresa Vallarella
scene e costumi Barbara Petrecca
luci Cesare Accetta
cura del movimento Elisa Barucchieri
assistente alla regia Mariangela Berardi
costumi realizzati presso la sartoria del Teatro Franco Parenti diretta da Simona Dondoni

Andato in scena al Teatro Vascello di Roma

Voto: 6½ su 10

Una donna, Sonia Bergamasco, raccoglie il libro-memoriale di Violette Ailhaud, e ne traduce le parole di tristezza e nostalgia in un racconto scenico intriso di malinconia e di speranza.

La suggestione narrativa prende spunto da quanto raccontato dall’autrice del libro “L’uomo seme”, scritto al termine della prima guerra mondiale: una piccola comunità montana della bassa Provenza è rimasta, di nuovo, senza uomini; come accadde anni addietro, nel corso dell’insurrezione repubblicana del 1851, la guerra ha privato le donne di un piccolo, isolato villaggio della controparte maschile.

luomo-seme3Padri, mariti, fidanzati sono morti in guerra, deportati, per sempre lontani dalla loro terra dove le anime rimaste li piangono, struggendosi nella loro assenza e bramando un ritorno alla vita che pare una speranza vana. A 16 anni Violette racconta la perdita del suo promesso sposo, e il patto che strinse con le altre donne: il primo uomo che tornerà nella loro comunità dovrà aiutare tutte loro a riaffermare la vita, dando un figlio a ciascuna di loro.

Questo racconto di dolore e di rinascita trova corpo in una rappresentazione scenica che con coerente efficacia fonde gli elementi scenografici – impera al centro del palco un grande albero scarno, una casa vuota che è, al contempo, trappola e rifugio – al canto corale delle Faraualla, un quartetto di cantrici pugliesi nelle cui voci riecheggia la solitudine e il primigenio desiderio di nuova vita. Rodolfo Rossi, unico uomo in scena, mai parla eppur si esprime attraverso il suo fare di percussionista, a intensificare ulteriormente le tante suggestioni di cui si imbeve questa pièce teatrale colma di lunare fascino, malinconica litania che celebra con grazia l’indomito animo femminile.

Marco Moraschinelli

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