“L’uomo d’acciaio”: il reboot di Superman non convince

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L’UOMO D’ACCIAIO (Man of steel, USA, 2012) regia di Zack Snyder, con Henry Cavill, Amy Adams, Michael Shannon, Kevin Costner, Diane Lane, Russell Crowe

Soggetto di David S. Goyer e Christopher Nolan
Sceneggiatura di David S. Goyer

Fantascienza, Azione, Fantasy, 2h e 23′, Produzione Syncopy, Distribuzione Warner Bros.Pictures Italia
in sala dal 20 giugno 2013

Voto Ozza: 4 su 10
Voto Di Giacomantonio: 3 su 10

Destava molta curiosità questo reboot di Superman, sia perché firmato da grandi nomi (Nolan, Goyer, un cast promettente), che perché ci si domandava scettici: a che serve il “rilancio” di un film meraviglioso come quello firmato da Richard Donner nel lontano 1978 con il grande Reeve? Criticalminds ha partecipato all’anteprima della Warner Italia, scegliendo la proiezione in 2D perché il regista Snyder lo ha pensato e concepito così, e solo successivamente è stato convertito in 3D, per rispondere a una esigenza di mercato che lega fantomaticamente il successo agli scomodi occhialini. Il verdetto? Catastrofico, più delle disavventure che subisce il nostro eroe.
l-uomo-d-acciaio_coverLa rilettura della storia di Superman avviene fondamentalmente da due prospettive: la prima è quella di approfondire il genere fantascientifico ricostruendo esteticamente il mondo di Krypton con i nuovi canoni del terzo millennio, molto Matrix, per intenderci, con ammiccamenti anche ad altri titoli recenti (The Avengers e X-men su tutti). La seconda “qualità” di questo remake punta a infarcire la sceneggiatura di un surplus di temi, tutti annunciati e sorprendentemente nessuno sviluppato: Superman visto come l’alieno, il diverso, che deve integrarsi con la società, la lotta fra individui che faticano a comprendersi, il desiderio “patriottico” di preservare una specie in estinzione ecc. In poche parole, un film dove dal primo all’ultimo minuto si susseguono grandi battaglie che però risultano essere tutte uguali, tecnologicamente perfette ma fredde, condite qua e la con pessimi dialoghi didascalici di una sceneggiatura tanto propositiva quanto fallimentare e noiosa, dai toni melò/patetici che spesso creano ironia involontaria. Si salvano solo le interpretazioni degli attori. Usciti dalla sala il pensiero nostalgico di quella storia d’amore fra Lois Lane e Clark Kent, quei voli poetici che ci commuovevano, quell’ironia dei personaggi che ci permetteva di giocare con le premesse fantastiche della saga, ci fanno guardare questo reboot quasi con rabbia: ridateci meglio il nostro Superman di Donner restaurato!

Andrea Ozza

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