“Love & Mercy”, ottimi interpreti per l’ambizioso biopic su Brian Wilson

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Love & Mercy (id, Usa, 2014) di Bill Pohlad con Paul Dano, John Cusack, Elizabeth Banks, Paul Giamatti, Jake Abel, Joanna Going, Kenny Wormald

Sceneggiatura di Oren Moverman, Michael Alan Lerner

Biografico, 2h, Adler Entertainment, in uscita il 31 marzo 2016

Voto: 6½ su 10

Il gruppo musicale californiano dei Beach Boys è, per i più, sinonimo di spiagge, sole e flirt estivi con belle ragazze in bikini. Eppure, ai lati della giocosa serenità dei brani, la band aveva un lato oscuro difficile da intuire. Love & Mercy racconta la vita di Brian Wilson, mente artistica e fondatore del celebre quintetto vocale che ridefinì i canoni della pop music degli anni Sessanta, concentrandosi su due precisi periodi della sua esistenza: l’ascesa della band, segnata da grandi successi e da una inesauribile sperimentazione sonora, e il drammatico crollo nervoso che lo portò ad abbandonare il gruppo.

loveandmercy-31marzo-poster-vertDei due tronconi narrativi, abilmente intrecciati dalla sceneggiatura di Oren Moverman e Michael Alan Lerner, è molto ben descritto il primo, quello propriamente musicale, dove le varie fasi della creazione artistica lasciano capire quanto il giovane Wilson (interpretato da uno strepitoso Paul Dano) fosse già succube di un genio che l’avrebbe portato a gravi devianze psichiche; ma è forse il secondo, quello del Wilson adulto (col volto di un convincente John Cusack), schiavo degli psicofarmaci prescrittigli dal dottor Eugene Landy (Paul Giamatti) e innamorato della venditrice di auto Melinda Ledbetter (un’abbagliante Elizabeth Banks), che cattura in pieno l’emotività drammatica del personaggio narrato.

La regia di Bill Pohlad, ex produttore alla sua prima opera per il cinema, ambisce ad andare oltre i canoni del biopic hollywoodiano, e quantomeno riesce a catturare il disagio che si cela dietro al talento di Wilson. L’impostazione resta, però, schematica e ripetitiva, incapace di affrancarsi da onirismi e facili scelte a effetto. Non manca un certo coraggio di approccio alle vicende e, inutile dirlo, si ha l’occasione di ascoltare musiche eccezionali. Una storia che vale la pena di conoscere.

Giuseppe D’Errico

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