“Love, Marilyn”, il documentario sui frammenti di un mito

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Love, Marilyn – I diari segreti (Love, Marilyn, Usa/Francia, 2012) di Liz Garbus, con F. Murray Abraham, Elizabeth Banks, Adrien Brody, Ellen Burstyn, Glenn Close, Hope Davis, Viola Davis, Jennifer Ehle, Ben Foster, Paul Giamatti, Jack Huston, Stephen Lang, Lindsay Lohan, Janet McTeer, Jeremy Piven, Oliver Platt, David Strathairn, Lily Taylor, Uma Thurman, Marisa Tomei, Evan Rachel Wood

Sceneggiatura di Liz Garbus, tratto da “Fragments” di Marilyn Monroe (Feltrinelli) e da estratti dalle memorie di Truman Capote, Elia Kazan e Natasha Lytess, scritti privati di Marilyn Monroe e Ralph Greenson, opera di Arthur Miller, estratti da un poema di Norman Rosten, estratti dai libri di Gloria Steinem e Norman Mailer, estratti dalle lettere di Billy Wilder.

Documentario, 1h 47’, Feltrinelli Real Cinema, dal 30 settembre al 2 ottobre in tutte le sale The Space Cinema, e in homevideo dal 9 ottobre 2013

Voto: 7 su 10

A più di 50 anni dalla morte di Marilyn Monroe, da quella terribile notte d’agosto in cui una stella si spegneva per sempre in una villetta di Helena Drive e un mito iniziava la sua lunga strada per l’eternità,  c’è ancora interesse ad approfondirne vita, amori e sfortune. È stato detto talmente tanto di Norma Jean Baker, con qualsiasi mezzo di comunicazione, che c’è ancora voglia di lei. Liz Garbus, celebre documentarista americana (tra i suoi lavori, Bobby Fisher against the world), per il suo progetto sull’attrice, parte dal libro di memorie “Fragments” (edito in Italia da Feltrinelli), antologia di appunti, poesie, liste, suggerimenti e promemoria scritte di getto dalla mano insicura di Marilyn, che l’amica Susan Strasberg ha ritrovato nei classici scatoloni in soffitta.

love_marilynIl volume, meraviglioso e unico nel suo genere, ci fa scoprire una donna fragile e indifesa, schiava delle sue paure, sfruttata dall’establishment hollywoodiano senza alcun ritegno, sottostimata, ossessionata dall’idea di non essere mai all’altezza della situazione (“Essere felici è difficile almeno quanto l’essere considerata una brava attrice”), profondamente sola. I pensieri intimi di Marilyn trovano, sullo schermo, volto e voce di tante brave attrici americane, da Glenn Close a Ellen Burstyn fino a Uma Thurman, Marisa Tomei e Lindsay Lohan, che, non senza fatica e una punta di narcisismo, tentano di interpretare l’anima dietro alle parole, mentre ad attori come Paul Giamatti, Adrien Brody, David Strathairn e Ben Foster spetta il compito di raccontare la Monroe secondo il punto di vista degli uomini con cui ebbe a che fare in varie circostanze, da Billy Wilder a Truman Capote, o come il patron dell’Actor’s Studio Lee Strasberg e il marito Arthur Miller.

Lì dove risiede l’originalità dell’operazione, però, c’è anche il suo grande limite: attori famosi, in primo piano su uno sfondo dove scorrono le righe nervose di Marilyn, alternati in un montaggio che pesca a gran mani in un repertorio fotografico ricchissimo, creano un senso di artificiosità che fa il paio con l’enfasi recitativa del cast riunito per l’occasione, soffocando l’emozione naturale del diario. L’appuntamento, in ogni caso, resta irrinunciabile. Ancora una volta, Marilyn è per sempre.

Giuseppe D’Errico

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