“L’opera del fantasma” di Chiara Bonome e Mattia Marcucci, uno spettacolo di Chiara Bonome

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L’OPERA DEL FANTASMA
di Chiara Bonome e Mattia Marcucci

regia Chiara Bonome
con Simone Balletti, Chiara Bonome, Valerio Camelin, Chiara David, Sebastian Gimelli Morosini, Mattia Marcucci
costumi Sheila Grazini e Giulia Pagliarulo
scenografia Giorgia Di Pietrantonio
musiche a cura di Gianmarco Palluzzi
disegno luci Valerio Camelin
assistente alla regia Martina Fares
datore luci Alessandro Pezza
foto Giovanni Canitano
organizzazione Trame
produzione Drakkar Arti Sceniche

In scena al Teatro Vittoria di Roma dal 6 all’11 marzo

Voto: 7½ su 10

Immaginate di morire improvvisamente e di continuare a vivere in una realtà magica, parallela, in cui ogni vostra azione condiziona il percorso delle vite altrui. Immaginate anche di poter finalmente vedere le cose per ciò che sono e non per ciò che sembrano, immaginate ancora di poter portare nel vostro nuovo “mondo” tutti quelli a cui avreste voluto dire qualcosa da “vivi” ora che non lo siete più. Immaginate l’impossibile insomma, o forse solo apparentemente.

Al Teatro Vittoria abbiamo assistito a tutto questo ne L’opera del fantasma, una deliziosa black comedy interpretata da una compagnia di attori giovanissimi. La piéce racconta le peripezie di una sgangherata compagnia teatrale che durante le prove di uno spettacolo, assiste alla morte improvvisa del regista e autore dell’opera a causa di un attacco di cuore. Questa prematura scomparsa dà vita a un susseguirsi di situazioni esilaranti e inaspettate, orchestrate dallo stesso fantasma del regista, intento a scoprire le reali cause della sua morte, a cui segue un inarrestabile succedersi di eventi come la morte a turno di tutti gli altri componenti della compagnia, eventi che non lo aiuteranno a risolvere il mistero, ma che lo complicheranno sempre di più facendo emergere nuovi fatti scabrosi ed inattesi.

Va certamente premiato lo sforzo della regista Chiara Bonome di guidare una drammaturgia complessa che si muove tra i due piani della vita e dell’aldilà, operazione mai semplice soprattutto, poi, se l’intento è quello di far interagire i “i vivi” ed “i morti” sullo stesso palco e nello stesso momento come se non ci fosse più un limes esistenziale da varcare con il trapasso. Naturalmente, sulla scena, gli attori “morti” non sono visibili a quelli vivi , ma le loro intenzioni condizionano ancora la vita di chi “vive”.

Tutti questi elementi si muovono e prendono vita all’interno di uno dei contesti più surreali che esistano: il teatro, luogo caledoscopico in cui interagiscono i sentimenti più variegati dell’animo umano, passione, amore, rancore, invidia, felicità, gelosia, pietà, perdono. Una nota particolarmente positiva troviamo che possa essere spesa per gli attori, tutti giovanissimi e già ben piantati sulle assi del palcoscenico, sempre a proprio agio con l’evoluzione della storia dai risvolti inattesi e pirotecnici. L’approfondimento sui personaggi è ben condotto, tutti sono nella parte con grande ironia e sembrano davvero felici alla fine dell’impegnativa messa in scena, quando soddisfatti vengono chiamati dagli applausi ancora in scena a ricambiare il rito dell’abbraccio con la platea.

Questo teatro ci piace e lo sosteniamo, ad maiora!

Vincenzo La Gioia

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