“Locke”, esercizio di tecnica e scrittura con un mirabile Tom Hardy

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Locke (id, GB, 2013) di Steven Knight con Tom Hardy, Ruth Wilson, Olivia Colman, Andrew Scott, Tom Holland

Sceneggiatura di Steven Knight

Drammatico, 1h 25′, Good Films, in uscita il 30 aprile 2014

Voto: 7½ su 10

Scritto benissimo e straordinariamente interpretato, Locke è il titolo più applaudito dell’ultimo Festival di Venezia, dove è stato presentato, tra le polemiche post-visione, fuori concorso (e, a lunga distanza, riflettiamo: fosse stato in competizione, avrebbe vinto qualcosa? Dati i premiati, con ogni probabilità no). Seconda prova registica, dopo l’action-noir con Jason Statham Redemption, di un acclamato sceneggiatore (Piccoli affari sporchi di Frears e La promessa dell’assassino di Cronenberg), il film è l’into the night in tempo quasi reale e dalle forti valenze psicologiche, di Ivan Locke (Tom Hardy), operaio edile al volante per raggiungere l’ospedale dove l’errore di una sera sta per partorire suo figlio.

50143L’impostazione da thriller non scoraggia Steven Knight (che ha ben studiato Taxi Driver di Scorsese) dall’intavolare un durissimo apologo morale sui doveri e le responsabilità dell’uomo nella società contemporanea, per non cadere nuovamente negli errori commessi dai padri: il protagonista, infatti, ha già una famiglia, e questa presa di coscienza gli costerà forse il lavoro che ha ricoperto con estrema diligenza per nove anni. Le ragioni di Locke vengono a galla, telefonata dopo telefonata, e in un dialogo con sé stesso a tratti spietato; la sua estrema lucidità, il suo mancato opportunismo, la sua profonda consapevolezza fugano ogni sospetto di moralismo.

Azione chiusa all’interno di un’automobile, ma regia elaboratissima ed estremamente fluida, aiutata da una fotografia eccezionale che accentua con i suoi colori notturni le complessità della fuga. Attore unico in una polifonia di antagonisti in viva voce, Tom Hardy si produce in un’interpretazione mirabolante di grandissima intensità, perfetta contro-misura del medioman portato alla ribalta da Jack Lemmon. Esercizio di stile in unità di tempo, luogo e azione: la scommessa è vinta, lì dove in molti erano rimasti vittima delle secche di tali strutture.

Giuseppe D’Errico

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