L’inno alla gioia del Teatro Valdoca

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ORA NON HAI PIÙ PAURA
seconda parte della Trilogia della Gioia

11, 12 marzo 2013

presso Teatro Pubblico (già Teatro Testoni) – Casalecchio di Reno (BO)

regia, scene, luci e costumi Cesare Ronconi
direzione del progetto sonoro Enrico Malatesta
ricerca sonora e suono dal vivo Attila Faravelli, Luca Fusconi, Enrico Malatesta con la collaborazione di Luciano Maggiore
con Silvia Mai, Chiara Orefice, Sveva Scognamiglio
ricerca sonora e suono dal vivo Attila Faravelli, Luca Fusconi, Enrico Malatesta
con la collaborazione di Luciano Maggiore
organizzazione Elisa De Carli con Elisa Bello
produzione Teatro Valdoca
in collaborazione con Teatro A. Bonci di Cesena
con il sostegno di Comune di Cesena / Emilia Romagna Teatro Fondazione

Voto 6½ su 10

È il canto lirico del corpo, una drammaturgia dettata dalla “voce della carne”, l’ultima messinscena di Cesare Ronconi Ora non hai più paura. Una regia, quella del fondatore (insieme a Mariangela Gualtieri) del Teatro Valdoca, che potremmo definire “interna”, scandita, cioè, dal ritmo naturale, prima ancora che scenico, del respiro umano. Quel soffio vitale che impastato con muscoli e nervi intona, per oltre un’ora, un’ode alla fisicità. E tra note gaudenti e lacrimevoli, la dimensione corporea viene celebrata e indagata mediante la lotta erotico-ferina fra tre donne. Vertici femminili di un triangolo entro la cui area (all’occorrenza alcova o ring) assistiamo alla risoluzione di un dissidio interiore. Due forze, una androgina, l’altra femminea, necessarie per portare a maturazione il passaggio della terza da creatura amorfa a individuo. Il raggiungimento di un’identità, quindi, che è riuscita a rinsaldare un sé originariamente bipartito e ora incapace di temere, come suggerisce il titolo: monito all’inizio e, sul finale, chiosa perfetta del compiuto viaggio interiore.
Fremiti, palpiti, incastri, equilibri di membra che accolgono e spingono in una dimensione a momenti vitale o distruttiva, nettamente divisa anche scenograficamente. Un mondo “sub-epidermico” morbido e graffiante sul quale la realtà esterna rimbalza con i suoi stridori, senza scuotere.
Non ci sono né vinti né vincitori, ma solo un affresco di movimenti circolari, cullati da nenie  e rotti da suoni acustici ed elettronici. Oltre alle notevoli qualità interpretative delle tre performer (Silvia Mai, Chiara Orefice, Sveva Scognamiglio), non ci si deve aspettare altro da questa seconda parte della trilogia dedicata alla gioia (la prima O tu reale, scontrosa felicità debuttò nel maggio 2012). È  semplicemente il Corpo che rivendica la sua centralità in una contemporaneità che vorrebbe relegarlo ai margini.

Silvia Tomaselli

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One Response to L’inno alla gioia del Teatro Valdoca

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