“Lincoln” di Spielberg: perfezione che non emoziona, non coinvolge

Daniel Day Lewis as Lincoln

Lincoln (2012, Usa e India) di Steven Spielberg, con Daniel Day-Lewis, Sally Field, Tommy Lee Jones, Joseph Gordon-Levitt

Sceneggiatura di Tony Kushner

Storico/Biografico, 2h 30’, Distribuzione Fox, nelle sale dal 24 gennaio 2013

Voto: 7 su 10

È difficile andare contro corrente assegnando a questa pellicola un voto discreto, quando tutto il resto della critica la esalta come capolavoro o l’Academy la candida a ben 12 Oscar. Ma non sarebbe corretto mentire a voi lettori: la presunta perfezione di Spielberg in questo film porta a un’unica grande conseguenza, il distacco. Il film, infatti, non emoziona, non coinvolge.Lincoln_2 Questo perché i personaggi non sono sviluppati a sufficienza da permettere agli spettatori di entrare in empatia con loro. Per 150 minuti si discute sull’approvazione dell’emendamento contro la schiavitù, con troppi particolari drammaturgicamente poco significativi: a fine proiezione si ricorda poco e nulla. Non un’immagine che abbia un significato profondo, metaforico: anni luce lontani, per intenderci, da quei rimandi poetici e forti come il cappottino rosso vivo immerso nel bianco e nero di “Schindler’s List”, che si è ancorato tanto nella nostra memoria cinefila quanto nei nostri cuori. Risulta incredibile attribuire la sceneggiatura a Tony Kushner, premio Pulitzer 1993 alla drammaturgia per il suo meraviglioso “Angels in America”. Ma nell’arte il detto “non tutte le ciambelle escono col buco” vale al cubo. A questo si aggiunge un doppiaggio un po’ affrettato, che penalizza in particolare Sally Field, abituati a sentirla doppiata dalla brava Melina Martello (per ben 5 stagioni di Brothers & Sister) mentre qui ha la voce di Chiara Salerno, un po’ troppo stridula. La stessa Field non ha la luce di sempre: ci appare imbruttita, invecchiata, mal vestita. Insomma, se pur è innegabile una perfezione tecnica nella confezione del prodotto e una bravura indiscussa degli interpreti, Daniel Day-Lewis su tutti, torniamo a dire: se il pubblico non sta con il personaggio allora si annoierà, qualunque sia la portanza della storia narrata. Ed è quello che accade. Caso vuole che “Lincoln” concorrerà il prossimo 24 febbraio nella categoria “Miglior Film” con “Amour” di Haneke, che ne rappresenta la sua nemesi: la pellicola, vincitrice dell’ultimo Cannes, inchioda gli spettatori in poltrona, li immerge nella vita dei suoi personaggi creando una magica simbiosi e li tormenta di emozioni dal primo all’ultimo minuto. Chissà chi la spunterà…

Andrea Ozza

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