“L’idea di ucciderti”, uno spettacolo scritto e diretto da Giancarlo Marinelli, la recensione

28429687_935315859961595_3109736680865660928_n

L’IDEA DI UCCIDERTI

scritto e diretto da Giancarlo Marinelli
con Fabio Sartor, Caterina Murino, Paolo Lorimer, Francesco Maccarinelli, Francesca Annunziata
e con la partecipazione straordinaria di Paila Pavese
Scene: Lisa De Benedittis
Costumi: Teresa Acone
Luci: Luca Palmieri

In scena al Teatro Ghione dal 27 febbraio all’11 marzo 2018

Voto 6½ su 10

Un uomo viene trascinato in commissariato con l’accusa, terribile, di aver ucciso la moglie. Lo interroga una donna (Caterina Murino) che attraversa un momento di particolare fragilità sentimentale, provata dalla malattia mentale della madre (Paila Pavese) e dal recente abbandono del marito. Questo magistrato riconosce nel sospettato (Fabio Sartor), man mano che il teso interrogatorio procede, dei motivi di empatia, benché lui ammetta, quasi subito, di essere colpevole dell’odioso crimine. L’assassino (o presunto tale) è una persona sgradevole, che ricatta il proprio avvocato (Paolo Lorimer), si fa beffe della guardia carceraria che lo tiene in custodia (Francesco Maccarinelli), e sembra corteggiare il pubblico ministero che tenta di metterlo alle strette, poiché – egli afferma – è impressionantemente somigliante ad Elaida, l’odiata consorte che dice di aver trucidato.

Il testo scritto da Marinelli vuole essere una riflessione non tanto sul tema del femminicidio, ma sulle conseguenze dell’amore tradito, ingannato, talvolta sbeffeggiato per vigliaccheria o per mera avidità personale.  Il nucleo costitutivo dello spettacolo – l’interrogatorio/schermaglia tra Sartor e Murino – è un teso noir che non manca di efficaci colpi di scena (la fine del primo atto e il pre-finale), nel quale, tuttavia, si inseriscono diverse sottotrame a voler ulteriormente complicare la riflessione sul tema della disillusione sentimentale che, a diverso titolo, ricade su tutti i personaggi che condividono il palco con i due attori principali.

Questa ridondanza tematica, purtroppo, risulta forzata e a tratti anche poco comprensibile, e nel tentare di dare spessore ai personaggi secondari, il testo rinuncia ad approfondimenti e sfumature proprio a svantaggio della sua protagonista femminile; tanto, infatti, il personaggio di Sartor è ben scritto e attentamente strutturato, quanto il commissario della Murino è banalmente costretta, per quasi la totalità della rappresentazione, a esprimere frustrazione e stanchezza urlando le proprie battute, e riuscendo ad affrancarsi – solo sul finire del secondo atto – dall’isterica determinazione che ne ha guidato la maggior parte delle interazioni.

Dispiace questo squilibrio nel peso dei due ruoli principali, perché certo Murino, per sensibilità e impegno, avrebbe potuto donare maggiore spessore al suo personaggio (tanto più che interpreta un doppio ruolo, sul quale è bene scrivere il meno possibile) e anche l’interessante riflessione sulla reale identità vittima/carnefice, ne avrebbe di sicuro giovato maggiormente.

Marco Moraschinelli

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>