“L’esigenza di unirmi ogni volta con te”, un film ambizioso e infelice

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L’esigenza di unirmi ogni volta con te (Italia, 2015) di Tonino Zangardi con Claudia Gerini, Marco Bocci, Marc Duret, Antonio Iuorio, Daniela Amato

Sceneggiatura di Tonino Zangardi, Beba Slijepcevic, Angelo Orlando, dal romanzo omonimo di Tonino Zangardi (ed. Imprimatur)

Drammatico, 1h 30′, Microcinema Distribuzione, in uscita il 24 settembre 2015

Voto: 2 su 10

Inutile ribadire quanto sia spiacevole dover stroncare un operato artistico, ma talvolta certe produzioni sembrano fatte apposta per sfidare il critico più indulgente. L’esigenza di unirmi ogni volta con te non è un bel film, ed è incredibile che arrivi in una forma simile nelle sale cinematografiche, con tanto di assicurazione del nostro ministero che lo ha confermato “di interesse culturale nazionale”.

l-esigenza-di-unirmi-ogni-volta-con-te.manifestoScritto e diretto da Tonino Zangardi, già responsabile di quel Sandrine nella pioggia di cui quest’ultima fatica sembra uno strampalato spin-off, e a sua volta tratto dal romanzo omonimo dello stesso regista, il film è la storia di Giuliana (Gerini), un’annoiatissima cassiera di supermercato che si innamora disperatamente del polizziotto (Bocci) che l’ha salvata durante una rapina; la donna, però, è sposata a un tristo imprenditore (Duret) che, scopertosi becco, tenta di strozzarla prima di rimanere ucciso a sua volta. Sarà l’inizio per i due amanti di una fuga senza meta certa.

Sorvolando pure sull’arida banalità della trama, ciò che provoca sconcerto in questo film è l’allarmante ambizione di un progetto che vorrebbe rievocare certe atmosfere “di genere” del cinema italiano degli anni Settanta, ma che invece frana nel modo più imbarazzante sotto il peso di una forzata e finta ispirazione autoriale. A stonare sono i toni costantemente esasperati, i paesaggi da cartolina appositamente rincorsi, la vuota interiorità di personaggi stereotipati, lo sfrenato sprezzo del ridicolo nei momenti culminanti, i dialoghi inascoltabili, la risibile tenuta drammatica e l’ingenuità del melting pot fra i generi più disparati. Ne viene fuori un festival di involontaria comicità. La povera Claudia Gerini non è mai stata diretta così male. Un film infelice.

Giuseppe D’Errico

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