“Légàmi”: la mostra di Franco Carlisi inaugurata a Pisa

porto empedocle 2009

“Légàmi” di Franco Carlisi
Pisa, Museo della Grafica Palazzo Lanfranchi
10 novembre – 01 dicembre 2013 
Inaugurazione
martedì 10 novembre, ore 10,00
Ingresso libero
Orario di apertura:
lunedì: chiuso
martedì/venerdì: ore 10:30 – 12:30 e 16:30 – 18:30
sabato e domenica: ore 10:30 – 18:30

La mostra fotografica di Franco Carlisi raccoglie circa 80 opere dell’artista siciliano che sono la somma di due mostre: Il valzer di un giorno e Iàvàivòi.

Franco CarlisiFranco Carlisi è nato nel 1963 a Grotte (AG). Laureato in Ingegneria Elettrica a Palermo, ha cominciato a dedicarsi alla fotografia nel 1994. In questi anni ha svolto la sua attività fotografica prevalentemente nei paesi del bacino del Mediterraneo e nella sua isola, alternando la necessità della testimonianza all’uso diaristico e introspettivo del mezzo fotografico. È interessato alla definizione di nuovi spazi estetici e concettuali evocati tramite la contaminazione dei linguaggi. La continua propensione alla sperimentazione ha condotto la sua ricerca verso approdi innovativi ed espressionistici. Dal 2006 dirige la Rivista di immagini e cultura fotografica Gente di Fotografia. Ha al suo attivo numerose mostre personali e collettive. I suoi lavori sono stati esposti in Inghilterra, Francia, Austria, Germania, Russia e Marocco.

Mani intrecciate, un abbraccio, uno sguardo. Tra questi Légàmi, invisibili e potenti, penetra l’obiettivo di Franco Carlisi al fine di celebrare il vissuto che si cela al di là dei semplici gesti. Un quotidiano narrato poeticamente attraverso 80 scatti che inquadrano due microcosmi siciliani: la vita contadina (i cui protagonisti sono Anna e Davide che vivono in una masseria nei pressi di Agrigento) e il matrimonio  (avvenuto in alcune città e paesi dell’isola).


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L’autenticità del messaggio non viene tradita né dall’accecante bianco e nero presente nella prima sala (con foto tratte da Il valzer di un giorno), né dai colori caldi, pastosi che sfumano nel buio con gusto “macchiaiolo” usati nella seconda sezione della mostra (summa del precedente Iàvàivòi). Il fotografo grottese ha la capacità di rendere percettibile la sacralità che sta dietro a determinati rituali, mettendo sullo stesso piano la relazione uomo-terra e uomo-uomo. Le dita, quindi, sfiorano con identica delicatezza la criniera di un cavallo e la pelle morbida di un bambino. E poi ci sono gli sguardi: vuoti, lucidi, sporchi, perduti, opachi, gioiosi,  quasi mai in camera, spesso incrociati. E ancora le braccia che si cingono le une alle altre dopo una giornata di lavoro nei campi e quelle di un padre che saluta la figlia “maritata”.  

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Carlisi, vincitore del “Premio Pisa per la fotografia” (la cerimonia di consegna si è svolta sabato 9 novembre presso l’Aula Magna del Polo Fibonacci di Pisa), ci lascia un affresco realistico di sentimenti ancestrali e universali. Il fotografo ha saputo illuminare i contrasti che vivificano le unioni: l’amore, il dolore, la serenità, la fatica, la gioia. L’autore pur restando al di fuori delle storie ne ha incorniciato con garbatezza i passaggi che le colorano, dalla madre che allatta il figlio all’anziano vestito a festa. Sono foto che palpitano e respirano mediante azioni mostrate con pudore, dove l’alba si lega con il tramonto, il presente con il passato e la vita con la morte.

Silvia Tomaselli

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