Le riflessioni di Davide Strava su “Più vicino”

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Tratto dal testo di Patrick Marber “Più vicino” è un nuovo tentativo di portare in scena il dramma del quadrato che intercorrerà tra i personaggi di Alice, Larry, Dan e Anna dal quale è stata tratta la più famosa pellicola Closer del 2004.
Il regista Davide Strava ha così commentato il suo lavoro e i motivi che lo hanno spinto alla scelta di questa messinscena.

Dopo aver affrontato il testo di Marber con gli interpreti in più letture, una suggestione ha invaso il mio pensiero. Faccio una premessa: il dramma di questi uomini e donne non è solo una storia di difficoltà di coppia o generazionale, ma anche una straordinaria commedia tragica. L’autore non presenta la drammaticità in maniera didascalica e spinta, ma piuttosto ci gira intorno, guardandola dalla saggezza di chi non ne è trasportato. E’ come se i personaggi fossero imprigionati dentro una teca e noi da fuori potessimo guardarli con distacco, senza sentirci trasportati dalle loro vicende. Closer strappa sorrisi a morsi insomma, guida lo spettatore nella propria storia personale facendogliela gustare come se non fosse sua.
Questo distacco mi piacerebbe spingerlo più in la, ed ecco quindi la mia suggestione: mi piacerebbe che i personaggi cantassero accompagnati dalla musica. Questo li renderebbe ancora più innocui. Per questo ho deciso che la musica sarà un ingrediente fondamentale della nostra rivisitazione. Un ingrediente che guiderà il pubblico in un’introspezione delicata, accompagnata, serena.
A quale scopo?
Per creare il distacco dichiarando che il nostro è uno spettacolo e non bisogna averne paura. Per far si che questo distacco inviti il pubblico ad avere coraggio di guardarsi dentro. Per ridare la commozione al pubblico del teatro, rapito spesso dalla meraviglia cinematografica. In uno spettacolo cantato nulla può far male: se Marber gira intorno come un filosofo dei sentimenti, noi giriamo intorno a Marber e lo guardiamo dall’esterno. Prendiamo la mano del pubblico e senza gridare gli creiamo le condizioni per prendere la mano del vicino. E ci piacerebbe che il vicino fosse una moglie, un amico, un nemico. E’ nelle nostre case, dove i rapporti sono vicini, allo scoperto, che la nostra personalità si svuota dalle difese del mondo e ci porta a fare i conti con le nostre interiorità irrisolte. ‘Più vicino’ è un tentativo di arrivare al cuore senza sconvolgerlo, come i suoi personaggi vorrebbero. Se chiudo gli occhi e penso ad Alice, Dan, Anna e Larry mi vengono subito in mente fantasmi sospesi, eternizzati nel cantare al mondo il travaglio del guardarsi allo specchio. Vedo cantanti nudi, dimessi, straniati, capaci di dire la verità senza farne sentire il male, come una canzone d’amore.

“Più vicino” sarà in scena dal 6 all’11 maggio di quest’anno presso il Teatro Casa delle Culture di Roma, interpretato da Donatela Barbagallo (Alice); Sarah Biacchi (Anna); Michele Falica (Dan); Stefano Flamia (Larry); i costumi sono a cura di Alona Andersson; per la regia di Davide Strava.

A cura di Maddalena Mannino

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