“Le cose che verranno – L’Avenir”, un film di Mia Hansen-Løve, la recensione

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Le cose che verranno – L’avenir (L’avenir, Francia/Germania, 2016) di Mia Hansen-Løve con Isabelle Huppert, André Marcon, Roman Kolinka, Edith Scob, Sarah Lepicard, Solal Forte, Elise Lhomeau, Lionel Dray

Sceneggiatura di Mia Hansen-Løve

Drammatico, 1h 40’, Satine Film, in uscita il 20 aprile 2017

Voto: 6½ su 10

Sull’onda del successo di scandalo di Elle, una piccola distribuzione italiana (la Satine Film) porta nelle nostre sale un film premiato due anni fa per la migliore regia al Festival di Berlino e interpretato dalla splendida Isabelle Huppert, attrice dell’anno per il London Critics Circle Award. È Le cose che verranno – L’Avenir, un’opera delicata e fragile su come una donna di mezza età possa ritrovarsi a dover rimettere in discussione la sua intera esistenza, alla luce di alcuni inaspettati cambiamenti nella propria vita.

locandina (1)Nathalie (Huppert) è un’insegnante di filosofia in un liceo di Parigi, che ha da tempo deposto il fervore della contestazione per concentrarsi a instillare nei suoi studenti ambizioni idealiste, anche proponendo loro imponenti testi che possano stimolarne un pensiero. Ma Nathalie è anche moglie di un uomo che la lascia dopo trent’anni di matrimonio, è madre di due figli ormai cresciuti, e a sua volta figlia di una madre (Scob) malata e non più lucida, che muore lasciandole un grande vuoto. Ritrovatasi, suo malgrado, a confrontarsi con un’improvvisa libertà, la donna si ritroverà a riempire le proprie giornate grazie alla concretezza e al senso pratico che la contraddistinguono: ritroverà la complicità intellettuale di un ex studente che si è ritirato a vivere in montagna, e la compagnia di un indesiderato gatto nero di nome Pandora.

Finale di grande tenerezza per un film che vive di singoli momenti, senza una particolare solidità narrativa ma dall’andamento leggiadro e con un personaggio centrale col quale è difficile non simpatizzare, la professoressa della medio alta borghesia parigina che non si perde mai d’animo ma che, anzi, riesce sempre a essere propositiva. Un bel ritratto femminile che raggiunge vette di straordinaria intensità grazie all’interpretazione di Isabelle Huppert, affiatatissima in un ruolo che sembra ribadirne il periodo artistico felice. La regista sogna Rohmer e predilige la parola all’estetica. Non manca qualche lungaggine, eppure rimane una sensazione di ariosità, di gradevolezza lieve, che sa comunicare al cuore dello spettatore ben predisposto.

Giuseppe D’Errico

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