“Le Ardenne – Oltre i confini dell’amore”, un film di Robin Pront, la recensione

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Le Ardenne – Oltre i confini dell’amore (D’Ardennen, Belgio, 2015) di Robin Pront con Kevin Janssens, Jeroen Perceval, Veerle Baetens, Jan Bijvoet, Viviane de Muynck

Sceneggiatura di Jeroen Perceval, Robin Pront

Drammatico, 1h 32’, Satine Film, in uscita il 29 giugno 2017

Voto: 7 su 10

In patria ha fatto sensazione, tanto da essere stato prescelto per rappresentare il Belgio nella corsa all’Oscar come miglior film straniero, anche se nella cinquina finale non ci è arrivato. Esce ora da noi Le Ardenne – Oltre i confini dell’amore, in un periodo in cui è più facile che film scomodi e disperati come questo passino inosservati. Merita di essere visto, cautamente metabolizzato e, infine, apprezzato quest’esordio promettente di Robin Pront, regista di cortometraggi poco più che trentenne, che dirige per il grande schermo l’adattamento dell’omonima pièce teatrale di Jeroen Perceval, anche sceneggiatore e interprete principale del film.

53521C’è un colpo che finisce male, Dave (Perceval) riesce a fuggire dalle conseguenze di una rapina sfortunata, corre verso Sylvie (Baetens) che l’aspetta fuori in macchina, mentre suo fratello Kenneth (Janssens) viene condannato a scontare quattro anni di carcere. Il tempo passa, Kenneth è libero e il suo unico intento è quello di ritornare dalla propria donna, Sylvie. Ma le cose sono cambiate, le vite non sono più quelle che ha lasciato e affrontare la nuova realtà non è una condizione per lui valutabile.

Non sbaglia chi l’ha paragonato alla potenza di Trainspotting: c’è una tale carica nelle sequenze di apertura di Le Ardenne da essere inesorabilmente risucchiati nel vortice di orrore criminale che la storia porta in scena. Ma non è l’unica eco cinematografica di un film che ricorda anche i dilemmi morali del cinema di Susanne Bier (Non desiderare la donna d’altri) e la tensione grottesca mista a tragedia dei fratelli Coen e di Seven. Più la narrazione procede, più capiamo che in quest’inferno dell’anima non ci sarà redenzione per nessuno. Luogo deputato al misfatto di sangue saranno ovviamente le foreste del titolo, dapprima paradiso nostalgico dell’infanzia, poi antro putrescente di violenza e morte. Probabilmente non sarà nulla di davvero originale, ma lascia un segno preciso.

Giuseppe D’Errico

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