“Lawless”, senza legge e mai un sussulto, i distillatori annoiano

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Lawless (id, Usa, 2012) di John Hillcoat con Shia LaBeouf, Tom Hardy, Jessica Chastain, Guy Pearce, Gary Oldman, Mia Wasikowska, Jason Clarke, Noah Taylor.

Sceneggiatura di Nick Cave, dal romanzo “La contea più fradicia del mondo” di Matt Bondurant (ed. Dalai)

Drammatico, 2h 05’, Koch Media, in uscita il 29 novembre 2012.

Voto: 5 su 10

Presentato in concorso all’ultimo Festival di Cannes, dove ha raccolto più fischi che consensi, il secondo film americano dell’australiano John Hillcoat, dopo il notevole post-apocalittico The Road tratto da Cormac McCarthy, si inserisce prepotentemente in un territorio ultra tradizionale per il cinema mainstream occidentale, il genere gangsteristico con spaccato d’epoca d’impatto. Difficile, quindi, in cotanto orizzonte, catturare l’attenzione se non si ha a disposizione qualcosa che vale la pena di raccontare.

lawless-poster-italia_midNella Contea di Franklin, in Virginia, i tre fratelli Bondurant hanno messo in piedi un commercio illegale di liquori in pieno proibizionismo: c’è il maggiore, Howard (Jason Clarke), che è un reduce della Grande Guerra, il secondo, Forrest (Tom Hardy), è sopravvissuto all’influenza spagnola grazie a una tempra incrollabile, e c’è poi Jack (Shia LaBeouf), il più piccolo, svelto e impaziente di diventare un vero gangster. Quando, però, da Chicago arriva il corrotto agente Charlie Rakes (Guy Pearce), i loro affari rischiano di crollare.

Trasponendo sullo schermo la sceneggiatura del musicista Nick Cave (a sua volta modellata sul libro “La contea più fradicia del mondo” di Matt Bondurant), Hillcoat denuncia una lampante povertà d’inventiva nel rendere epica una rievocazione di genere che, al contrario, si adagia per oltre due ore sugli allori della più mortificante prescrizione.

All’indiscutibile attenzione per la messa in scena storica non corrisponde, purtroppo, una narrazione altrettanto abile; procedendo per accumulo, il film soffoca ogni emozione e tradisce una volontà calligrafica e didascalica che annienta ogni possibilità mitizzante per i personaggi, troppi e a dir poco monodimensionali.

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Il tutto si riduce a un carnevale di violenza gore già vista, a una catena di situazioni-tipo prevedibili e riconoscibili (fughe, storie d’amore, attentati, tradimenti…) dove buoni e cattivi (anzi, cattivissimi se pensiamo all’impomatato Guy Pearce) si fanno la guerra a suon di fucilate senza mai cedere alla gravità.

Sottotono l’intero cast, tra tronfie presenze carismatiche (Oldman, Hardy), emblematici casi d’affermazione sfuggente (La Beouf) e radiose partecipazioni ornamentali (Jessica Chastain).

Tra noir e western, riecheggiano l’Aldrich di Grissom Gang e gli eroi maledetti di Peckinpah, i malavitosi di Hawks e i mitici Bonnie & Clyde, ma siamo solo alla patina d’annata: in Lawless manca l’anima e abbonda la noia.

Giuseppe D’Errico

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