“Latin Lover”, l’ultima Virna Lisi in una commedia corale sul mito del divo

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Latin Lover (Italia, 2015) di Cristina Comencini con Virna Lisi, Marisa Paredes, Valeria Bruni Tedeschi, Angela Finocchiaro, Francesco Scianna, Candela Peña, Pihla Viitala, Nadeah Miranda, Cecilia Zingaro, Neri Marcorè, Lluis Homar, Claudio Gioè, Toni Bertorelli, Jordi Mollà

Sceneggiatura di Cristina Comencini, Giulia Calenda

Commedia, 1h 44′, 01 Distribution, in uscita il 19 marzo 2015

Voto: 6½ su 10

Avevamo lasciato Cristina Comencini al cinema con l’infelicissimo Quando la notte (2011), un drammone plumbeo e glaciale, e la ritroviamo oggi con una commedia corale, familiare, assolata e per certi aspetti autobiografica. Non è un mistero che alla regista e scrittrice figlia d’arte (il grande Luigi insegna) siano sempre piaciute le farse casalinghe con pluralità di voci, come dimostrano i deliziosi Matrimoni e Liberate i pesci; con Latin Lover, oltre a delineare con divertita ironia un campionario femminile dalle tante sfaccettature, si sofferma a riflettere sull’indimenticabile epoca del cinema italiano che il mondo invidiava e sul mito del divo.

LATIN_LOVER_gLa storia, disordinata e a tratti discontinua, è quella di una riunione di famiglia in occasione del decimo anniversario di morte di Saverio Crispo (Scianna), attore simbolo del cinema che fu nonché latin lover accanito. Alla cerimonia, organizzata nel paesino pugliese che aveva dato i natali al defunto, accorrono la prima moglie Rita (Lisi) e la seconda moglie spagnola Ramona (Paredes), più le quattro figlie (Finocchiaro, Bruni Tedeschi, Peña, Viitala) avute da altrettante relazioni (e forse ce ne sono altre due ancora). Ovvio che, con i ricordi, torneranno a galla anche vecchi segreti e colpi di scena inauditi che metteranno in discussione le vite di tutti…

Il copione, della Comencini con Giulia Calenda, serve in maniera fin troppo facile le continue rivelazioni, privando lo spettatore del gusto della sorpresa e fiaccando la commedia in uno schema narrativo sterile e meccanicistico che, però, non scade mai in una volgare pochade. Non mancano i momenti divertenti, ma sono dovuti soprattutto alla verve di attrici magnifiche: le nevrosi della Bruni Tedeschi sono esilaranti mentre Virna Lisi, alla sua ultima apparizione (il film è imperdibile solo per questo), ci dimostra che si può rimanere donna di infinita classe anche da ubriaca. E merita un applauso il commovente montaggio cinefilo, sulle ali dei miti del vecchio cinema, di cui ha potuto godere il buon Francesco Scianna, che ha indossato i panni del vizioso sciupafemmine con un occhio a divi come Gassman e Mastroianni.

Giuseppe D’Errico

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