“L’amore per le cose assenti”, uno spettacolo scritto e diretto da Luciano Melchionna, la recensione

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L’AMORE PER LE COSE ASSENTI
scritto e diretto da Luciano Melchionna

con Giandomenico Cupaiuolo e Valeria Panepinto
e con la partecipazione di H.E.R.
Scene Roberto Crea
Costumi Milla
Musiche Originali STAG
Assistente alla Regia Sara Esposito
Una produzione Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro

In scena all’OFF/OFF Theatre dal 25 al 29 aprile

Voto: 7 su 10

Un lui qualunque, una lei qualunque, sul palco, a dirsi addio. È il giorno del compleanno della donna e il regalo che il marito vuole farle è quello di rompere, definitivamente, le catene che li legano l’uno all’altro. Subito iniziano ad urlare, entrambi, certi delle proprie convinzioni, feriti, arrabbiati, vinti dalla stanchezza e da un rapporto che, negli anni, è cambiato ed ha trasformato, apparentemente in peggio, la vita di due persone un tempo diverse, più fiduciose e illuse da un sentimento beffardo che pare aver ingannato questi futuri ex coniugi.

Conosciamo la loro storia dall’introduzione che ce ne fa colei che si definisce “angelo del prologo” prima e “angelo dell’epilogo” dopo, lei, H.E.R., presenza inquieta, straniante, talora materna talora schernente, forse a incarnare proprio quel sentimento mutevole sul quale questo lavoro teatrale va a ragionare.

L’amore per le cose assenti non mette in scena una storia, non è narrazione di una vicenda che il suo autore, Luciano Melchionna, desidera farci conoscere ma è piuttosto un ragionamento, vomitato a voce alta dai suoi interpreti, Valeria Panepinto e Giandomenico Cupaiuolo, sulla natura dei rapporti relazionali che si sfaldano a causa di inclinazioni personali, convenzioni sociali, differenze ontologiche tra uomo e donna; impietosa autopsia dei rapporti relazionali nella quale ciascun spettatore potrà riconoscere – almeno – alcuni tratti del proprio vissuto, questa pièce vuole essere un monito a “salvare il salvabile”, dopo aver assistito alla triste fine di una storia che vuole essere emblema del possibile decorso di qualunque legame affettivo.

Questa scrittura brutalmente analitica, che trova nella veemenza e nel trasporto dei suoi bravissimi attori il volàno adatto ad essere quel pugno allo stomaco che mira a far aprire gli occhi al suo pubblico, è una messa in scena non emozionale, ma di glaciale efficacia, che rimarrà in scena all’OFF/OFF Theatre fino al prossimo 29 aprile.

Marco Moraschinelli

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