La “My fair lady” di Piparo canta da karaoke e recita da filodrammatica

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presentato da: Peep Arrow Entertainment e Il Sistina
di: Friederick Loewe e Alan J. Lerner
da: “Pigmalione” di George B. Shaw
con : Vittoria Belvedere, Luca Ward, Aldo Ralli ed Enrico Baroni
coreografie: Roberto Croce
direzione musicale: Emanuele Friello
adattamento italiano e regia: Massimo Romeo Piparo

Voto: 3 su 10

Se il pubblico del musical fosse preparato ed esigente quanto quello della lirica italiana, ieri sera, al Teatro Sistina di Roma, alla prima di “My fair Lady”, ci sarebbero stati fischi, schiamazzi e richieste di rimborso al botteghino. Ci si è limitati a tiepidi applausi e a tanto sparlare velenoso nell’intervallo fra il primo e il secondo atto risoltosi poi in facce contrite e indignate all’uscita del teatro. Presentato in pompa magna da Massimo Romeo Piparo, qui regista e co-produttore, con tanto di dichiarazione che prometteva uno spettacolo eccellente e all’altezza del costo del biglietto, per ripagare il pubblico dello sforzo economico affrontato in questo tempo di crisi, lo show, dopo pochi minuti, si rivela un fiasco.

Beninteso, lo sfarzo c’era: ottime scenografie, buon corpo di ballo con belle coreografie di Roberto Croce, un cast [ di contorno ] di bravi cantanti lirici e convincenti attori. Sfarzo e Sforzo quindi, giusto: peccato che lo stesso sforzo lo faccia la protagonista di questo spettacolo, Vittoria Belvedere, nel cantare come nel recitare, e altrettanto sforzo lo fanno gli spettatori ad ascoltarla, vedendosi rovinare sin da subito la grande promessa di questo allestimento. Non ce la si può prendere, ovviamente, con la Belvedere: non è colpa sua, infatti, se il difficilissimo Mestiere di attrice di musical non le appartiene. Non ce la si può prendere neanche con il restante parterre di attori, Luca Ward (bravo nel ruolo di Higgins) e Aldo Ralli (gradevolissimo Alfred Dolittle) compresi, che, da professionisti, provano ad aiutarla e a colmare/nascondere le sue mancanze. Si prova profonda rabbia per questa forzatura, per questa imposizione che produce discrasie incredibili: dal bel canto al karaoke puro, con costante spiazzamento dell’uditorio predisposto prima a lasciarsi coinvolgere ed emozionare dai cori e dalle singole voci, per poi ritrovarsi, poco dopo, a fare il tifo per “Eliza Doulittle” con la speranza che tenga fiati e intonazione fino alla fine del brano. La colpa è al 50% del regista che le ha permesso di stare su quel palco pensando che si potesse sorvolare sulle mediocri capacità della protagonista, carente anche nella recitazione, colorita da troppe faccette, da uno strano falsetto e disastrosa in quello che dovrebbe essere un dialetto siciliano/calabrase usato per il riadattamento del Cockney inglese e su cui si regge tutte la comicità del primo atto. Piparo infiocchetta la confezione di bei costumi e belle luci e inventa manovre di supporto alle succitate insufficienze (il brano “La pioggia in Spagna bagna la campagna”, ad esempio, viene cantato un’ottava sotto rispetto al dovuto e stride con la tonalità degli intermezzi di Higgins e Pickering; penalizzato anche “Avrei danzato ancor” in chiusura al primo atto). Sarebbe stato corretto il contrario, ovvero sopperire ad un allestimento povero, sobrio, con le valenti capacità di un’attrice/cantante capace di reggere il ruolo e, quindi, l’intero spettacolo. E dire che nelle edizioni precedenti Massimo Romeo Piparo aveva dato prova di saper dirigere davvero questo musical, in particolare nella prima edizione, quella del 1999, dove affidò il ruolo di Eliza alla bravissima cantante Olivia Cinquemani e il ruolo di Higgins al doppiatore Luca Biagini, in un trionfo di voci splendide e ben concertate. Il restante 50% della colpa è della produzione (in cui ricordiamo è responsabile lo stesso Piparo) che non si è fatta scrupoli a usare un nome televisivo (davvero così di richiamo?) per garantirsi un facile sbigliettamento e rimpinzare il botteghino. Operazione disonesta, dunque, che dovrebbe rivolgere delle scuse ai fedeli abbonati quanto ai singoli spettatori che amano quest’ opera incantevole. È una tautologia asserire che un musical presentato in un Teatro così importante esige degli artisti dalle indiscutibili qualità artistiche, soprattutto in un periodo dove, nella Capitale, abbiamo avuto ottimi esempi di professionalità sul campo, rappresentati da “Peter Pan” prodotto sempre dal Sistina e “Frankenstein Junior”al Brancaccio, distintosi su tutti proprio per la grande capacità di comporre un cast di altissimo livello, dai protagonisti ai figuranti. Così sarebbe dovuto essere anche per questo maltrattato “My fair lady”, decisamente da dimenticare.

Andrea Ozza

3 Responses to La “My fair lady” di Piparo canta da karaoke e recita da filodrammatica

  1. Condivido, ho visto questo spettacolo il 6 gennaio al Sistina. Un cast nel complesso buono, peccato che la protagonista fosse totalmente imbarazzante. Francamente trovo che la Belvedere sia assolutamente inadatta al musical: non canta, balla come un bastone vestito e a dirla proprio tutta… anche come attrice la vedo sempre un po’ in salita. Con tutte le brave e versatili attrici che abbiamo in Italia non capisco proprio questa scelta del regista.

  2. enza scrive:

    Anche io ho visto questo musical per fortuna non pagando visto che sono giornalista. Orripilante lei, ma anche Ward nei pochi momenti in cui non recitava ma, ahimé, cantava. La Belvedere intonava talmente basso, praticamente in speech, che a volte mi sembrava la voce di un trans. Raccapriccio…

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