“La migliore offerta”: il film internazionale di Giuseppe Tornatore

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La migliore offerta, ( Italia, 2012), di Giuseppe Tornatore, con Geoeffrey Rush, Donald Sutherland, Sylvia Hoeks, Jim Sturgess.

Sceneggiatura di Giuseppe Tornatore.

Drammatico, durata: 2h04′, distribuzione Warner Bros Picture Italia, in uscita il 1° gennaio 2013

Voto Patruno: 7 su 10

Voto Ozza: 6 su 10

Ecco il genere di film che si farebbe fatica a credere una produzione italiana, se non fosse per tutti quei  nomi nei titoli di coda e, ovviamente, per quello del regista.  A quattro anni dalla sua ultima pellicola, Giuseppe Tornatore si rimette dietro la macchina da presa e, allontanandosi del tutto dal background popolare della sua Sicilia, confeziona un prodotto dall’ampio respiro internazionale, non solo per il cast ma anche e soprattutto per il tipo di storia raccontata.

La-migliore-offerta_coverNonostante buona parte delle scene sia stata girata qui da noi, le ambientazioni rimangono comunque fedeli ad un tipo di verosimiglianza che più si addice ad un territorio straniero, in un nord Europa non meglio identificato.

Qui si svolge la vicenda che vede protagonista Virgil Oldman, un anziano ed austero battitore d’aste, stimato in tutto il mondo per la sua impeccabile erudizione in materia d’arte, oltre che per la grande professionalità, costretto a compensare la più completa assenza di una sfera affettiva nella sua vita , con l’adorazione che nutre in forma strettamente privata nei confronti di una ricchissima collezione di preziosissimi ritratti femminili.

La pacatezza della sua esistenza così totalmente votata all’arte, unico vero amore della sua vita, viene sconvolta dall’invadente ingresso di una misteriosa cliente, che lo avvicina per prima, per poi tenerlo a distanza. Creando un gioco di attrazione e repulsione tra i due, La migliore offerta  intreccia i fili di una storia molto più complessa di quello che potrebbe sembrare, creando un progressivo aumento di pathos e tensione che mirano ad appassionare lo spettatore, svelando dettagli che, seppur dosati con estrema cura,  non riescono (volutamente) a districarne appieno la matassa fino all’ultimo.

Al centro una storia d’amore, questo è chiaro. Che si tratti di amore per una donna, per l’arte o per il denaro, lo è un po’ meno, specie man mano che il racconto si infittisce di particolari, tendenti a stimolare la riflessione sulla linea sottile che separa la verità dalla menzogna, la fiducia dal sospetto e il reale dall’apparente.

Tornatore si cala alla perfezione nel ruolo di regista internazionale, e forse proprio il tener fede a questa premessa fa sì che il film perda un po’ si spontaneità. Tutto è costruito a puntino, calcolato e studiato secondo logiche ben precise, il che non è necessariamente una nota negativa, ma nel momento in cui questo eccessivo perfezionismo rimane ben percepibile,  alla lunga l’effetto sortito è quello di  togliere,  piuttosto che di aggiungere. Il Tornatore regista è troppo attento a fare bella mostra di virtuosismi e  tecniche acquisite nel tempo, mentre quello sceneggiatore è invece impegnato a snocciolare uno dopo l’altro i colpi di scena, senza accorgersi che man mano che aggiunge dettagli, la storia risulta sempre un po’ meno credibile.

Per quanto riguarda il cast,  vediamo un grandissimo Geoffrey Rush, versatile come al solito, che da solo vale tutte le due ore di film, accompagnato da comprimari abbastanza anonimi ( eccezion fatta per il veterano Donald  Sutherland), per niente aiutati dal doppiaggio italiano (la voce di Myriam Catania, in particolar modo, rende il personaggio di Claire insopportabilmente finto sin dalla prima telefonata, e cioè prima ancora di vedere la recitazione manierata di  Sylvia Hoeks sulla  scena).

Recentemente selezionato per  essere presento in Berlinale Special, vetrina degli eventi speciali e grandi autori del prossimo Festival di Berlino, sicuramente La migliore offerta resta una bella esperienza per la vista, che è il primo dei cinque sensi su cui la settima arte fa colpo, e la ricerca formale bene si inserisce nel contesto artistico  cui è immerso. Peccato solo che la sostanza un po’ ne risenta.

Natalia Patruno

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