“La guerra dei Roses” di Warren Adler, uno spettacolo di Filippo Dini, la recensione

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Valerio Santoro per La Pirandelliana
in coproduzione con Goldenart Production
e Artisti Riuniti presenta

LA GUERRA DEI ROSES
di Warren Adler

traduzione Antonia Brancati e Enrico Luttmann
con Ambra Angiolini, Matteo Cremon, Massimo Cagnina ed Emanuela Guaiana
regia Filippo Dini
aiuto regia Carlo Orlando
scenografie Laura Benzi
costumi Alessandro Lai
luci Pasquale Mari
musiche Arturo Annecchino

In scena al Teatro Eliseo di Roma fino al 7 gennaio 2018

Voto: 8 su 10

Quando nel 1981 lo scrittore statunitense Warren Adler diede alle stampe il romanzo La guerra dei Roses, non poteva ancora immaginare che quella storia di un amore coniugale destinato alla catastrofe più totale sarebbe diventato uno dei manifesti più acidi e spietati dell’istituzione matrimoniale degli anni Ottanta, soprattutto dopo che Danny De Vito ne trasse una riduzione cinematografica, divenuta di culto e interpretata in maniera mirabile da Michael Douglas e Kathleen Turner nei panni dei coniugi Rose. Solo dopo il successo del film, l’autore decise di riprendere la sua creazione e di adattarla per il teatro, conscio delle potenzialità satiriche, ben oltre l’onirico, che sulle assi del palco avrebbero potuto trovare un loro definitivo compimento.

una-scena-de-la-guerra-dei-roses-maxw-654Così è stato, e adesso quel testo ha trovato terreno fertile per un brillante allestimento diretto da Filippo Dini, che vede Ambra Angiolini e Matteo Cremon (due presenze sceniche non comuni) misurarsi con una vicenda che fa ridere, ma a denti stretti. Oliver e Barbara Rose sono sposati da 18 anni, il loro è stato un grande amore, coronato dalla nascita di due figli e dal sogno, faticosamente realizzato, di avere una grande casa in cui coltivare la reciproca passione per gli oggetti di antiquariato. Lui è un avvocato di grido, lei da sempre vorrebbe trovare la propria realizzazione curando un’impresa di catering. Da tempo, però, c’è qualcosa in Barbara che è cambiato: da moglie ubbidiente ma mai remissiva, la donna adesso vuole rivendicare la sua piena libertà personale; la svolta, ovviamente, non contempla la presenza nella sua vita di Oliver. Il resto è storia: l’ex coppia modello si produrrà in un divorzio fiammeggiante, che si materializzerà in una lotta all’ultimo dispetto e in una leggendaria rincorsa a cacciare l’altro/a fuori di casa.

z420001074La dimensione simbolica e surreale dell’impianto narrativo è chiarita immediatamente: i due protagonisti sono chiamati a dar conto al Creatore non appena il sipario viene aperto, e anche in questa solenne circostanza non riusciranno a non litigare. La commedia è un continuo susseguirsi di cattiverie e avidità private, alimentate dai rispettivi avvocati (gli ottimi Massimo Cagnina ed Emanuela Guaiana, che si prestano anche a gustosi ruoli di contorno), che godono nel dare il peggior consiglio possibile ai propri assistiti pur di guadagnarsi un punto nella tenzone, anche se la vera anima carognesca sta nel sacramento dell’unione coniugale, che disintegra il sentimento dall’interno. Ambra Angiolini e Matteo Cremon si muovono nella bellissima scenografia di Laura Benzi, un salotto dalle angolazioni oblique e minacciose sul quale si erge il famoso lampadario di cristallo, tra narici fumanti e occhi iniettati di sangue, offrendo un entusiasmante spettacolo di recitazione che ha meritato il caloroso applauso del teatro Eliseo. Non era cosa semplice portare in scena un testo simile, specie alla luce di un film che è entrato nella memoria collettiva, ma l’intera squadra ha portato a casa un risultato di sicuro valore.

Giuseppe D’Errico

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