“La gabbia dorata”, splendido e lacerante, un film da non mancare

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La gabbia dorata (La jaula de oro, Messico/Spagna, 2013) di Diego Quemada-Diaz, con Brandon Lopez, Rodolfo Dominguez, Karen Martinez, Carlos Chajon

Sceneggiatura di Diego Quemada-Diaz, Gibran Portela, Lucia Carreras

Drammatico, 1h 42′, Parthénos, in uscita il 7 novembre 2013

Voto: 8½ su 10

Il film che ha vinto al 43. Giffoni Film Festival (e premiato anche in Un certain regard a Cannes) è di quelli che entrano e restano nel cuore. La realtà sociale dell’America Latina esige che il cinema dia prova di impegno profondo, dice il regista. E di coraggio, di sincerità, aggiungiamo noi. La gabbia dorata è il frutto di un lavoro durato anni, che parte dalle testimonianze di centinaia di emigrati e passa attraverso le mille difficoltà pratiche di una realizzazione per cui il regista ha messo a rischio la propria vita.

LA_GABBIA_DORATA_gJuan, Sara e Samuel sono tre adolescenti dei quartieri poveri del Guatemala, in fuga dalla loro terra verso gli Stati Uniti d’America, dove sognano di trovare una vita migliore. Lungo il loro cammino incontrano Chauk, un indio del Chiapas che non parla spagnolo. Insieme viaggeranno sui tetti dei treni merci o seguendo a piedi i binari delle ferrovie, tra mille pericoli. Ognuno di loro avrà un imprevedibile destino ad attenderli.

Opera prima di folgorante potenza visiva ed emotiva, il film è una lacerante testimonianza della condizione dei migrantes e uno dei più radicali punti d’incontro tra sogno e disillusione (il titolo si riferisce agli Stati Uniti, meta agognata e landa delle opportunità prima, prigione dei clandestini poi) mai visti al cinema. Fusione di generi, dal western alla denuncia, dal racconto di formazione alla fiaba, e occasione di una necessaria riflessione sull’abbattimento delle frontiere geografiche e umane, La gabbia dorata resta, prima di tutto, una storia universale di grande commozione che vive sui volti di un pugno di piccoli, straordinari interpreti, e che accompagnerà lo spettatore ben oltre l’uscita dalla sala. Distribuisce in ristrettezze (e in versione originale) Parthénos, un film da non mancare.

Giuseppe D’Errico

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