“Uomini terra terra”, la favola interrotta

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Titolo: Uomini Terra Terra
Di: Giorgio Cardinali
Con: Giorgio Cardinali e Piero Larotonda
Regia: Sara Greco Valerio

Voto: 6 su 10

La pietra si sgretola, ma sopravvive a chi la calpesta. Le sue spaccature parlano di una città dilaniata tra più verità. Resta un terrificante rumore sordo e un baratro di incertezze. A calarsi in questa voragine, formatasi il 6 aprile 2009, cercando di farvi luce, è Giorgio Cardinali con lo spettacolo Uomini Terra Terra.

L’attore-autore, in veste di cantastorie, sostenuto dalla voce e dalla chitarra di Piero Larotonda, esamina fatti e personaggi che hanno preceduto il devastante terremoto dell’Aquila di quattro anni fa. Un suolo fragile quello del capoluogo abruzzese, incapace di sostenere pensieri tanto divergenti. La faglia è abissale: “o stai di qua o stai di là”. Da una parte c’è la scienza e la protezione civile con i tanti Bertolaso, De Bernardinis, Boschi e Barberi, dall’altra Giampaolo Giuliani e le previsioni della sua “scatola magica”. Personaggi reali che nel monologo del nostro saltimbanco si mascherano da pagliacci di un tragico teatrino. Un mondo che sembra uscito da un libro di favole con palazzi di cartapesta scossi almeno duecento volte da quella malvagia voce tellurica che, per troppo tempo rimasta inascoltata, ha infine urlato fatalmente. Vane le formule di sismologi e studiosi: frasi-antidoto ripetute, più che per scongiurare quel grido mortale di Madre Terra, con lo scopo di ottenebrare le menti di un intero paese. Usa un linguaggio da poema epico-cavalleresco il mattatore Cardinali, muovendosi con disinvoltura tra le righe di un testo ben congegnato che alterna quadri cabarettistici a sermoni ex cathedra (scritti prendendo spunto da interviste, fonti documentali e pubblicazioni tecniche). Risulta consona la scelta di uno stile leggero volto a celare un aspro tono polemico. Peccato per la recitazione eccessivamente didascalica del protagonista che stanca lo spettatore, desideroso, in molti punti, di venire distratto dalla potenza vocale del giullare-spalla Larotonda.
Una messinscena che tenta di superare l’invalicabile “zona rossa” per spiegare i tanti misteri che la circondano: al popolo aquilano non potrà mai essere restituita la città con le sue 309 vittime, ma è necessario preservarne la memoria perché, come diceva il nonno del paese, se vuoi imparare dal passato “spacca la pietra e leggi”.

Silvia Tomaselli

One Response to “Uomini terra terra”, la favola interrotta

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