“La divina Sarah” di Eric-Emmanuel Schmitt, uno spettacolo di Marco Carniti, la recensione

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LA DIVINA SARAH

da “Memoir di Sarah Bernhardt” di John Murrell
adattamento Eric-Emmanuel Schmitt
regia Marco Carniti
con Anna Bonaiuto e Gianluigi Fogacci
scene Francesco Scandale
costumi Maria Filippi
musiche Paolo Daniele
Produzione Teatro e società

In scena al Teatro Vittoria dal 6 al 15 aprile

Voto: 7 su 10

Sul finire dell’800 il Nome, a teatro, era il suo: Sarah Berndhard. Diva prima che il divismo trovasse una sua piena strutturazione, personalità eccentrica, sessualità incerta, lei, la Berndhard, strabordava con la sua ingombrante personalità in scena e nello spettacolo della vita, dove amava e ambiva essere protagonista indiscussa e assoluta. Lo spettacolo La Divina Sarah ci racconta i suoi ultimi giorni di vita, prima che ogni luce si spenga e il sipario cali, impietoso, un’ultima volta.

Segnata dagli anni e al limite del delirio, la vediamo tiranneggiare Pitou, l’assistente tuttofare che mestamente ne esaudisce ogni capriccio, assecondandola, soprattutto, nel ricordo e nella stesura delle sue poderose memorie (custodite non a caso in un enorme scrittoio), che prendono vita attraverso il racconto che, senza filtri, la donna fa dell’attrice che fu e che – mai – potrà smettere di essere.

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La Divina Sarah è uno spettacolo meritoriamente coeso nella rappresentazione di una personalità egocentrica non rassegnata al proprio crepuscolo, che pietosamente sceglie il registro di un’ironia salvifica che stempera l’amarezza per il ricordo, lontano, della gloria passata, raccontata dalla sua protagonista con rabbia e, al contempo, con leggiadro disincanto. Anna Bonaiuto, di viola vestita, incarna una personalità borderline conferendole fierezza e fragilità e trovando nel suo partner di scena, Gialuigi Fogacci, il giusto contraltare ai suoi improvvisi cambi d’umore. La drammaturgia, del resto, attinge a piene mani a una biografia d’altri tempi, racconto (in)credibile di una vita decisamente fuori dal comune, al quale questa rappresentazione teatrale rende un omaggio forse scolastico, con un finale non pienamente incisivo, ma che vale comunque la pena di poter apprezzare in una delle sue repliche, in cartellone al Teatro Vittoria fino al 15 aprile.

Marco Moraschinelli

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