“La bella e la bestia”: come privare una fiaba della propria magia

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La bella e la bestia (La belle & la bête, Francia,2014) di Christophe Gans, con Vincent Cassel, Léa Seydoux, André Dussollier, Eduardo Noriega, Yvonne Catterfeld, Richard Sammel

Sceneggiatura di Christophe Gans, Sandra Vo-Anh

Fantastico, 1h52’, Notorious Pictures, nelle sale dal 27 febbraio 2014

Voto Ozza: 5½ su 10
Voto Di Giacomantonio: 5 su 10

Se ad ascoltare il racconto di questa fiaba ci fossero stati dei bambini, sul set dell’ultimo film di Christophe Gans, avrebbero protestato al regista: “No, scusa, puoi tornare indietro? Hai saltato la parte più importante, quella in cui Belle si innamora della Bestia!”. Si fa fatica a crederlo ma è così: questa nuova e sontuosa trasposizione cinematografica della celebre fiaba è monca della sua parte centrale (e morale): l’idea che l’amore possa sbocciare anche fra individui diversi, al di là delle barriere puramente estetiche, ovvero il momento in cui Belle rinuncia ai pregiudizi e vede al di là del mostro, divenendo sua amica.
50264Il film parte con un prologo molto lungo sulla famiglia di Belle, con lungaggini di troppo che alimentano la noia, tanto che la Bestia (antagonista principale della storia) arriva troppo tardi, quasi a metà film. Sbilanciati i tempi canonici di racconto ecco che il secondo atto è un precipitarsi di eventi, in cui perdiamo letteralmente di vista il rapporto conflittuale fra prigioniera e padrone e, in men che non si dica, giungiamo ad un finale privo di magia e romanticismo, e dove si rischia di sbottare a ridere nel momento in cui la nostra protagonista sussurra all’orecchio del mostro “Io ti amavo”: quando lo abbiamo visto? Mai! Viene da pensare che un errore così grossolano non sia attribuibile al regista/sceneggiatore Gans: magari queste scene mancano perché tagliate al montaggio da un produttore o un distributore attento a far rientrare la pellicola nel tempo “conveniente” dello spettacolo cinematografico. Se invece fosse una scelta voluta, beh, che dire: sbagliatissima, tanto che il film non funziona, la fiaba non emoziona, non decolla. Resta impeccabile però la confezione e la cura del dettaglio: il budget dichiarato di 33 milioni di euro si fa sentire tutto, peccato non sia supportato da una buona penna.
Per gli amanti della fiaba consigliamo di vedere la straordinaria trasposizione di Jean Cocteau nel 1946: potrete ammirarne l’eccellente sintesi visiva che ne fece l’artista, in un film che in 96 minuti (e con i limiti dei mezzi di allora) riesce ancora, a distanza di anni, a far sognare. Possibile che nel 2014 il modo di raccontare sia regredito sino a questo punto? L’aver dimenticato la scena madre (che anche il cartoon Disney sintetizzò brillantemente nel montage musicale Something There e poi nel ballo, sulle note di Beauty and the Beast, cantata da Angela Lansbury), costerà a Gans tutto il film. Peccato.

Andrea Ozza

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