“Kingsman: Secret Service”, un giocattolone dissacrante e ironico

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Kingsman: Secret Service (Kingsman: The Secret Service, Usa/GB, 2015) di Matthew Vaughn con Taron Egerton, Colin Firth, Samuel L. Jackson, Mark Strong, Michael Caine, Sophie Cookson, Sofia Boutella, Jack Davenport, Mark Hamill, Samantha Womack, Edward Holcroft, Lily Travers

Sceneggiatura di Matthew Vaughn e Jane Goldman, dai fumetti di Mark Millar e Dave Gibbons

Azione, 2h 09′, 20th Century Fox, in uscita il 25 febbraio 2015

Voto: 7½ su 10

Nuovamente alle prese con un fumetto di Mark Millar, così come lo fu Kick-Ass, il regista Matthew Vaughn torna a dimostrare quanto divertente possa essere prendersi gioco e, allo stesso tempo, giocare con un genere, quello spionistico old style alla James Bond e soci. Kingsman: Secret Service è fondamentalmente questo, una spettacolare macchina ludica in grado di divertire con intelligenza, senza per questo lesinare in azione e sense of humour (tipicamente british, of course, ma con molte sorprese) e, al contempo, dissacrando i canoni della tradizione senza mai oltrepassare l’irrispettosità.

KINGSMAN-SECRET-SERVICE-Locandina-Poster-2015Certo, nella storia della matricola (Egerton) che viene addestrata dalla spia di lungo corso (Firth) per sventare i piani letali di un geniale tecnico di telecomunicazioni (Jackson), non tutto fila liscio come l’olio: le premesse sono stiracchiate e la durata eccessiva si fa sentire. Però è irresistibile il modo con cui Vaughn traduce in immagini l’eleganza di modi (che definiscono l’uomo) con cui la segretissima agenzia investigativa porta a segno ogni colpo, anche quando l’aplomb di Firth è costretto a misurarsi con una carneficina in una chiesa degna della saga di Resident Evil. Ed è assolutamente impacabile la “violenza virtuosa” con cui si fanno esplodere teste o si minacciano di morte cuccioli di cane.

Sprazzi cinefili in ogni dove, da My Fair Lady a Shining, tutti citati in un vortice di manierismo iconoclasta che, seppur innocuo e privo di reali novità, ci riporta indietro a quei rocamboleschi giocattoloni di decenni orsono che tanto ci fecero divertire quando eravamo più giovani e smaliziati. In quest’ottica, Kingsman diventa quasi nostalgico. Ma a vincere, senza dubbio, è l’intrattenimento.

Giuseppe D’Errico

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