“Jurassic World”, tanto spettacolo in una fotocopia senza idee

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Jurassic World (id, Usa, 2015) di Colin Trevorrow con Chris Pratt, Bryce Dallas Howard, Vincent D’Onofrio, Nick Robinson, Ty Simpkins, Judy Greer, Omar Sy, BD Wong, Irrfan Khan, Jake Johnson

Sceneggiatura di Rick Jaffa, Amanda Silver, Derek Connolly, Colin Trevorrow

Fantasy, 2h 04′, Universal Pictures International Italy, in uscita l’11 giugno 2015

Voto: 5 su 10

Davvero nulla di nuovo in questo quarto episodio della saga “jurassica” inaugurata dal genio di Steven Spielberg con l’indimenticabile Jurassic Park nel 1993. Oltre ventanni e due trascurabili seguiti dopo, il regista de Lo squalo si limita a fare il produttore esecutivo, lasciando la regia a un giovane di belle speranze, tale Colin Trevorrow (al suo attivo solo un lungometraggio, Safety Not Guaranteed, mai arrivato in Italia) che, da buon allievo, ha imparato la lezione del suo mentore senza riuscirne a replicarne lo spirito fantastico.

jurassic-world-own-raptors-posterJurassic World, infatti, è un prodotto confezionato ad hoc per chi è intenzionato a divertirsi a priori, senza che ci si ponga troppe domande relative alla fatale stupidità dello spunto narrativo e alla cronica prevedibilità di ogni passo della sceneggiatura. Ancora una volta, ci troviamo di fronte all’ennesimo parto malato dell’ambizione scientifica votata al commercio, tradotto in un nuovo “modello” di dinosauro geneticamente modificato e denominato Indominus Rex, come se non fossero bastate le devastazioni tirannosauriche delle avventure precedenti. Il resto è una fotocopia sbiadita del modello spielberghiano, con i ragazzini in perenne pericolo di vita, l’eroe indomito (Pratt) che sembra il figlio di Indiana Jones e Rambo, e la bella urlatrice sofisticata ma con stoffa (Howard).

Cinema nato vecchio, ma con una veste spettacolare che non potrà che entusiasmare gli amanti del settore: se la formula è a dir poco irritante nella sua inconsistenza, il luna park visivo messo in piedi farà la gioia dei grandi in vena di evasione e dei piccoli in preda a facili entusiasmi in 3D. Quanto meno gli stereotipi vengono ripiegati in ironia e il citazionismo vola all’attacco degli avventori ludici con uno stormo di pterodattili famelici che non può non ricordare Hitchcock.

Giuseppe D’Errico

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