“Jobs”, biopic fiacco che lascia perplessi

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Jobs (id, Usa, 2013) di Joshua Michael Stern, con Ashton Kutcher, Dermot Mulroney, Josh Gad, Lukas Haas, J.K. Simmons, Lesley Ann Warren, Matthew Modine, James Woods

Sceneggiatura di Matt Whiteley

Biografico, 2h 2′,M2 Pictures, in uscita il 14 novembre 2013

Voto: 4 su 10

A soli due anni dalla scomparsa del celeberrimo cofondatore della Apple, ecco pronto il biopic a lui dedicato, firmato da Joshua Michael Stern e interpretato da Ashton Kutcher.

jobs_locandinaLa storia dell’ascesa di Steve Jobs è nota più o meno a tutti. O perlomeno a quanti, anche se non propriamente ammiratori, ne abbiano sentito parlare in seguito alla sua morte prematura ,cosa che- come successo in altri casi- ha trasformato la persona in personaggio.

Da qui lo spunto offerto alla sceneggiatura di Matt Whiteley per raccontare la storiella di un gruppo di nerd appassionati di informatica, capeggiati da un giovane studente poco avvezzo alle regole ( e all’uso delle scarpe)  che dai primi rudimentali esperimenti nel garage di casa sua, arriverà ad essere l’uomo-chiave dell’azienda più quotata in borsa nell’America dei primi anni ’80.

Costruito sugli alti e bassi del carattere di un uomo che incarna in pieno il concetto di genio e sregolatezza, il film però fallisce proprio nell’intento che lo stesso Jobs raccomandava ai suoi adepti  durante la presentazione del primo prototipo di Ipod nel 2001: arrivare al cuore della gente.

jobs-film-3Del tutto privo di mordente e passione, Jobs si ferma molto prima e non suscita nessun tipo di coinvolgimento. Nonostante la ricercata attinenza alla realtà dei fatti, la verosimiglianza si riduce più che altro ad un’aderenza estetica degli attori ai personaggi. Anche se Ashton Kutcher ce la mette tutta nei panni di uno Steve Jobs tutto andatura dinoccolata e jeans di tre taglie più grandi, il film risulta piatto senza soluzione di continuità, ponendo l’accento più sulle intrigate politiche aziendali e i giochi di potere ad esse legati, che sull’aspetto visionario e rivoluzionario del vate della più moderna forma di comunicazione.  Il fatto di stare guardando una storia di cui si conosce già il percorso non è mai una buona giustificazione per impedire che un film risulti avvincente.  Gli approfondimenti psicologici sono solo qua e là abbozzati, appena accennati come la lotta con Bill Gates per la paternità della scoperta che cambierà il futuro. Tutto si sussegue senza slanci e  senza curiosità, in maniera meccanicamente prevedibile.

Prolisso senza riuscire a comunicare granché, a tratti sembra solo un unico grande pretesto per fare pubblicità ad una delle aziende più potenti al mondo ( se mai ce ne fosse stato bisogno).

Un  merito da riconoscere a Jobs   è quello di non avere dipinto tuttavia il protagonista come uno stinco di santo, ma di averlo anzi mostrato anche nei suoi aspetti meno compassionevoli, rendendolo forse più umano nella sua limitatezza. Questa scelta si rivela meno pericolosa del voler creare a tutti i costi una mitizzazione , ma ciò detto, in tutta franchezza è un film di cui si poteva tranquillamente fare a  meno,  e che a differenza dell’uomo cui è dedicato, non entrerà mai nella storia.

Natalia Patruno

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