Jim Hall protagonista al Bologna Jazz Festival

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Jim Hall: Questions & Answers – incontro con il pubblico (Teatro Duse, Bologna – ore 16).

Jim Hall Trio in esclusiva nazionale (Teatro Duse Bologna, ore 21,15)

Jim Hall, chitarra; Steve La Spina, contrabbasso; Anthony Pinciotti, batteria.

La leggenda, al Bologna Jazz, prende forma, attraverso mani note e occhi gentili. Jim Hall, alla guida del suo trio (con Steve La Spina al contrabbasso e Anthony Pinciotti alla batteria), sarà il protagonista assoluto della quinta giornata del festival, in un doppio appuntamento imperdibile: oltre al concerto serale, Hall concederà il proprio tempo agli appassionati in un incontro aperto, previsto nel pomeriggio odierno.

Leggere, in sintesi, la storia di uno dei più grandi chitarristi viventi, classe 1930, compositore e collaboratore di leggendarie incisioni, è una conferma. La conferma che il jazz può essere visto come un grande padre adottivo, un fuoco sacro, un rifugio, un’entità congenita pronta a manifestarsi nel sangue dei prescelti. Di formazione classica, improntato all’insegnamento, oltre che all’attività di compositore, Hall ha scoperto “tutto il jazz” che era dentro di sé a 25 anni, quando da Cleveland si è trasferito a Los Angeles, entrando a far parte della band di Chico Hamilton. Un “battesimo” fortunato, ma soprattutto istintivo, che ha consentito al giovane chitarrista di porsi all’attenzione del main stream musicale nazionale e internazionale.
Da lì, la collaborazione esplosiva con Giuffre e Brookmeyer, quelle newyorkesi con le personalità più importanti del periodo, come Ella Fitzgerald, Lee Konitz e, nel primo biennio degli anni ’60, Sonny Rollins e le influenze della nascente bossanova brasiliana, andranno a comporre una personalità artistica complessa e elevata e uno stile ancora irriconducibile a facili etichette.
Nonostante la prima attestazione formale gli sia arrivato nel 1997 – come “Best Jazz Composer/Arranger” dal New York Jazz Critics Circle – Jim Hall è riconosciuto a livello planetario non solo per il suo talento indiscusso in qualità di esecutore e come uno dei migliori compositori e arrangiatori di sempre, ma anche per il suo importante contributo a livello umanitario. Una delle sue ultime composizioni infatti – un concerto per chitarra e orchestra, commissionato dalla Towson University del Maryland in occasione del primo congresso mondiale di chitarra – lo ha visto protagonista, nel giugno 2004, insieme all’orchestra sinfonica di Baltimora, nel concerto “Peace Movement”. “Le donne e gli uomini che hanno ricevuto questo premio nel passato – ha avuto modo di dire lo stesso Hall durante quell’occasione, ritirando il “NEA Jazz Masters Fellowship” – hanno diffuso pace e amore nel mondo, così come dovrebbero fare i governi. Sono felice di essere annoverato fra i portatori di pace”.
La conferma che il linguaggio della musica e, in particolar modo, del jazz non si “limita” a tessere le trame della storia e delle storie contemporanee del mondo, ma diventa strumento quotidiano di condivisione di valori universali e di unione dei popoli, in grado di far cadere, in maniera trasversale, tutte quelle barriere, non solo geografiche, che limitano il dialogo politico, culturale, sociale, religioso tra le realtà più eterogenee e lontane. Il motivo? Come sosteneva Beethoven e confermava, tempo dopo, anche Berlioz, la musica è una rivelazione più profonda di ogni saggezza e filosofia, essendo capace di anticipare e sciogliere molti dei nodi calcificati propri dell’esistenza dei popoli.
“Fra l’amore e la musica c’è questa differenza: l’amore non può dare l’idea della musica, la musica può dare l’idea dell’amore” (Hector Berlioz).

Giulia Focardi

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