“Jesus Christ Superstar”: Ted Neeley incanta, l’effetto “mito” funziona ancora… per molti

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PeepArrow Entertainment presenta

JESUS CHRIST SUPERSTAR

Musiche di ANDREW LLOYD WEBBER
Libretto TIM RICE
regia di MASSIMO ROMEO PIPARO
Scene GIANCARLO MUSELLI elaborate da TERESA CARUSO
Luci UMILE VAINIERI
Suono ALFONSO BARBIERO
Costumi CECILIA BETONA
Coreografie ROBERTO CROCE
Direzione Musicale EMANUELE FRIELLO

Al teatro Sistina di Roma dal 20 al 31 gennaio 2016

Voto: 7 su 10

Che Ted Neeley sia universalmente riconosciuto e amato per la sua memorabile interpretazione del protagonista dell’opera rock più riuscita e apprezzata di tutti i tempi JESUS CHRIST SUPERSTAR (musiche di Sir. Andrew Lloyd Webber, libretto Tim Rice) è assodato. Che sia lui ad oggi il più adatto a ricoprire questo ruolo non è così scontato.

Ted Neeley rappresenta senz’altro la principale icona (insieme a quella del compianto Carl Anderson) nata da questa grande opera divenuta negli anni prima cult e poi mito. Su questa convinzione ha ruotato tutta la macchina produttrice guidata da Massimo Romeo Piparo (nella doppia veste di direttore artistico del Sistina e guida della Peeparrow Entertainment) che ha prima fortemente voluto Ted dal 2014 come protagonista del suo spettacolo che da più di 20 anni gira l’Italia con alti e bassi. Questa scelta, unita ad un allestimento scenico rivisitato e potenziato (scene di Giancarlo Muselli) ha prodotto un successo di critica e pubblico quasi unanime (per un tale successo bisogna tornare con la mente a 15 anni fa quando C. Anderson vestiva i panni di Giuda nell’edizione voluta per il giubileo del 2000). Ted, un super settantenne, ha mostrato doti di grande interprete e uno spessore spirituale che si può toccare con mano. Ma sempre un settantenne rimane. La voce, infatti, è tremolante e di scarsa forza e il movimento scenico è minimalista e lento (nella scena del tempio l’ensemble ha dovuto sforzarsi parecchio per fingersi spaventata dall’urlo di Gesù che li scaccia). Gli acuti sono ridotti al minimo e si configurano all’interno della partitura come un “bonus-extra” e non come naturale evoluzione melodica. La sua interpretazione rende comunque onore al personaggio (a lui di più non si può chiedere) e fa colpo sul pubblico (l’effetto “mito” è chiaro quando, dopo la prima parte del “Gethsemane”, molti spettatori della platea l’hanno applaudito alzandosi in piedi).

Gli altri interpreti sono tutti molto bravi, a partire da Feysal Bonciani (Giuda) che, seppur partito in sordina, ha regalato grande energia al suo personaggio. Ecco gli altri interpreti: Paride Acacia (Hannas), Simona Distefano (Maria Maddalena), Emiliano Geppetti (Pilato), Claudio Compagno (Simone), Francesco Mastroianni (Caifa), Salvador Axel Torrisi (Erode) e Mattia Braghero (Pietro).

Il corpo di ballo è ben rodato e esegue molto bene sia le scene coreografate che quelle d’ensemble (coreografie di Roberto Croce). Ottima anche la resa musicale dell’orchestra che ha suonato dal vivo e senza sbavature sotto la direzione del M° Emanuele Friello.

La regia di Piparo è scorrevole ma in alcune parti non incisiva. La scena del tempio ad esempio manca di qualsiasi elemento che lo riconduca al contesto in cui matura in maniera naturale la rabbia di Gesù (quello che abbiamo visto sembra un inferno dantesco e non un tempio di preghiera). Anche i movimenti scenici di alcuni interpreti, in particolare Giuda, sono deboli e si affidano a numerose “passeggiate” tra palco e proscenio senza intenzioni precise. Si può fare di più.

Di questa versione di Piparo inoltre non è chiaro se il contrasto o comunque non coerenza tra le parole del testo inglese dell’opera e quelle dei vangeli apostolici proiettate sullo schermo-fondale sia voluto o faccia affidamento alla non conoscenza della lingua inglese da parte del pubblico medio italiano. E’ nel testo originario la forza di questo spettacolo e il pubblico andrebbe aiutato a capirlo e comprenderlo.

Emanuele Tibelli

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