Jason Adasiewicz Sun Trio al Piccolo Teatro Carambolage di Bolzano.

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Jason Adasiewicz Sun Rooms – “Spacer”.

Piccolo Teatro Carambolage (Bolzano), 19 novembre 2012 (ore 21).

Jason Adasiewicz: vibrafono.
Nate McBride: contrabbasso.
Mike Reed: batteria.

Se creatività, estro e propensione all’innovazione sono doti necessarie per alzare la testa dall’omologazione artistica e musicale, Jason Adasiewicz veste, a pieno diritto, tutte le vesti del rivoluzionario. E non solo per lo strumento che suona, il vibrafono, che oggi, a sentirlo nominare, fa tutt’uno con un solo musicista: il “barbuto vibrafonista” di Chicago, appunto, che di polacco ha soltanto il cognome impronunciabile.
Nonostante abbia scoperto il vibrafono in giovanissima età (12 anni), Adasiewicz ha alle spalle una formazione da batterista, all’interno del panorama post-rock degli anni Novanta, “in band tutt’altro che jazz e scorrazzando per qualche anno nei corridoi della DePaul University”.
All’inizio del 2000 avviene, poi, la conversione alla musica improvvisata e all’uso, quasi esclusivo, del vibrafono, culminata nel disco di esordio, pubblicato nel 2008: Rolldown. Una vera e propria scoperta, che, nel giro di pochi anni, l’ha portato ad essere uno dei jazzisti più apprezzati e ricercati al mondo, nonché il più influente vibrafonista vivente.
Dopo la collaborazione dell’anno scorso con Stefano Bollani, Larry Grenadier e Jim Black, per il progetto su Frank Zappa, e la partecipazione ai numerosi lavori del trombettista Rob Mazurek (anch’esso di Chicago), Jason Adasiewicz si presenta al Piccolo Teatro Carambolagedi Bolzano per una delle pochissime date italiane con il trio “Sun Rooms”, con Nate McBride e Mike Reed. Al centro “della scena” sarà il loro ultimo album, Spacer.

“Sempre difficile iniziare una nuova stagione – dichiara Vittorio Albani, direttore musicale del Carambolage – Da una parte si è perduta l’abitudine, dall’altra non si può non pensare al momento difficile, aggravato – per un organizzatore – dal fatto che in città è stato recentemente aperto un nuovo spazio che si pone in concorrenza con il Carambolage.
Non esiste sfida, poiché laddove c’è cultura non deve esisterne traccia. Siamo invece felici del fatto che si possano aprire nuovi fronti in una città da sempre refrattaria o comunque difficile alle advance culturali.
Per festeggiare quella che, sulla carta e nonostante le ristrettezze è comunque già stata definita una stagione eccezionale per i tanti nomi importanti coinvolti, ho voluto fortemente chiamare ad inaugurare la serie di concerti 2012-2013, un vero testimone dell’innovazione.
In tempi in cui innovare sembra impresa impossibile, ci sono stati davvero pochissimi esempi degni di potersi fregiare dell’importante titolo di “innovatore” di uno stile o di uno strumento.
Nel mondo del jazz, ad esempio, l’ultimo a potersi permettere tale riconoscimento è stato Jaco Pastorius il quale, nonostante il destino lo abbia portato via dalle scene troppo presto, ha realmente mostrato una
strada evolutiva per il suo strumento, aprendo prospettive inaudite attorno all’universo di un già peculiare strumento quale il basso elettrico. Jason Adasiewicz è certamente un “pari grado”. Ciò che questo musicista riesce a creare con uno strumento così difficile e particolare come il vibrafono, ha quasi dell’inverosimile. Dotato di una tecnica a dir poco strepitosa, ha dalla sua una capacità creativa unica nell’entourage della musica contemporanea che gli sta permettendo mete artistiche una volta impensabili specialmente se conquistate in così breve tempo. Il Sun Room è un meraviglioso laboratorio di idee che Jason riesce a pilotare sempre e regolarmente entro i confini della grande musica. Insomma, arte. E, se non ricordate male, siamo qui per questo, no?”

Un jazz d’eccezione, quindi, in una location altrettanto eccezionale, dal momento che l’attività del Carambolage risponde a gran voce a quella fame di qualità, nuda e cruda, sempre più sentita in un momento così critico all’interno del più vasto panorama culturale; nonché all’effettiva potenzialità della musica jazz come fiore all’occhiello della programmazione attiva italiana, non solo a livello musicale, seppur zoppa e affaticata. Che il Ministero ne dica pure.

Giulia Focardi

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