“Io so che tu sai che io so”… che lo spettacolo funziona!

Io so che tu sai che io so

Liberamente ispirato al soggetto di
con Massimo Giuliani, Gabriella Silvestri, Renato Giordano, Valentina Marziali
Scene Renato Giordano
Costumi Clara Surro
Disegno luci Marco Zara
Musiche originali Pericle Odierna
Adattamento e regia Renato Giordano

Voto: 7½ su 10

Quanti segreti si possono celare in una famiglia? Chi se ne prende carico? Lui o lei? “Io so che tu sai che io so” nasce dalla penna di Rodolfo Sonego, celebre sceneggiatore della commedia all’italiana che ha legato il suo nome a grandi cult come “Il sorpasso” o “Il vedevo” di Risi, “Lo scopone scientifico” di Comencini, e lo splendido film inchiesta “Roma ore 11”di De Santis. Diretto da Alberto Sordi, uscì nelle sale nel lontano 1982: a torto, fu più un successo di pubblico che di critica. Ora Renato Giordano ne firma un riuscitissimo adattamento per il teatro che ha avuto il suo debutto in questa stagione al Teatro Manzoni di Roma e che, prossimamente, approderà a Parma. I motivi del successo sono molteplici: innanzitutto un cast affiatato di attori bravi (con lode a Massimo Giuliani), che hanno avuto la capacità di dare una nuova interpretazione ai personaggi (la stessa Gabriella Silvestri non si rifà, intelligentemente, a Monica Vitti, ma propone una sua “Livia” convincente e simpatica). La riduzione drammaturgica dello stesso Giordano riesce a preservare per la scena il complesso meccanismo di semina (del primo atto) e raccolta (del secondo) esattamente come nel film: ecco che tutto torna, in un susseguirsi di pay off che danno grande soddisfazione allo spettatore, che può così apprezzarne qualità e intelligenza della struttura. Non meno importante la scelta di una scenografia essenziale ma funzionale a riprodurre con agilità e creatività i vari luoghi in cui si dipanano le azioni dei personaggi. Il tutto confezionato con molta cura, apprezzabili sia la meticolosa cura del suono che la ricostruzione dettagliata dei video dello spionaggio che Giordano fa proiettare per tutto il secondo tempo su un grande schermo. Rivedere questa amara commedia a teatro ha un suo perché: è di un’attualità sconcertante e si ride di gusto e intelligenza su argomenti e temi importantissimi. Una riflessione malinconica sfiora la maggior parte dell’uditorio alla fine dello spettacolo: dove sono finiti i bravi scrittori di una volta, di cui l’Italia andava fiera? Il cinema italiano degli anni ottanta e novanta, Bmovies, compresi, ci ha regalato storie brillanti, autentiche, tremendamente vere ma poste con il garbo della fantasia o la leggerezza dell’ironia che ci appartiene (e, speriamo, sempre ci apparterrà).

Andrea Ozza

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