“Into the Woods”: un musical cacofonico

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Into the Woods (id.USA, 2014) di Rob Marshall, con Meryl Streep, Emily Blunt, James Corden, Chris Pine, Anna Kendrick, Johnny Depp, Lucy Punch, Christine Baranski, Frances de la Tour, Billy Magnussen, Tammy Blanchard, Tracey Ullman, Simon Russell Beale

Sceneggiatura di James Lapine

Musical, 2h e 05′, Walt Disney Pictures, In uscita il 2 aprile 2015

Voto: 5 su 10

Quante volte, usciti da un film targato Disney, abbiamo continuato a canticchiare quelle canzoni così squisitamente orecchiabili, così incredibilmente facili da assimilare e ricordare, tant’è che di un cartone o di un musical se ne rammenta spesso principalmente quello? Beh, non aspettatevi la stessa gioia, la stessa magia, la stessa possibilità da Into the woods. La partitura musicale di questo musical (vincitore di tre Tony Awards, proprio alle musiche e al libretto) è di una monotonia, di una disarmonia e di una complicatezza tale da risultare sgradevole dalla prima canzone all’ultima, creando un distacco, una voragine fra schermo e platea. Si arriva quasi a temere che i protagonisti intonino un nuovo brano, tutti molto simili e impossibili da intuire nell’immediato.
Non aiuta di certo la costruzione della storia: il sincretismo spinge il pedale della narrazione, incrociando quattro celebri fiabe,IntotheWoods Cenerentola, RapunzelCappuccetto Rosso e Jack e il fagiolo magico, facendole convergere nel bosco, appunto e incorniciandole in una nuova fiaba che vede protagonisti un fornaio e sua moglie, alle prese con una strega malvagia. Non sveliamo nulla della trama, se non altro perché, oltre a non brillare per risolutezza drammaturgica, sembra non riuscire a scegliere un pubblico e uno stile. Si ironizza un po’ sugli archetipi, senza graffiare o divertire veramente, si gioca sugli schemi consolidati delle fiabe, senza però riuscire a ricomporne di nuovi e convincenti.
Non c’è bellezza in questo film, nel canto come nelle immagini e non c’è neanche un amalgama fra musica e storia: una scelta registica? Eppure Marshall in Chicago aveva dimostrato attenzione alla sincronia, al contrappunto, alla sagacia: che fine ha fatto quella capacità di leggere un testo e valorizzarlo fondendolo con la partitura musicale? Persino Meryl Streep è usata male: la signora della recitazione fa poca riuscita nelle vesti della strega, qualunque altra attrice avrebbe potuto interpretare quel ruolo non particolarmente significativo né memorabile. Ma vige la regola del Kolossal: infarcire, imbottire, indipendentemente dalla riuscita. Tant’è che sono riscontrabili anche errori nell’edizione (una strega che può trasportarsi nello spazio ma ha bisogno dei capelli di Rapunzel per raggiungere la torre).
L’ultima parola la hanno i bambini in sala: provano a seguire, a volte riconoscono qualcosa a loro noto, ne gioiscono, ma poco dopo sono spiazzati da un ribaltamento che non produce alcuna emozione, alcuna curiosità e la delusione si affaccia sui loro volti fino a lasciarli con il broncio sul finale.
Casa Disney si è sempre distinta per aver evocato e suscitato la magia: in questo film si è limita a enunciarla e commercializzarla. Peccato.
Andrea Ozza

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