Intervista a Patrizia Marinelli autrice di “Come gemelli nella placenta”

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Come gemelli nella placenta
Autore: Patrizia Marinelli
Editore: Aracne
Dati: 2012, 112 p. brossura

“In una bolla d’acqua amavamo rotolarci. Come due gemelli nella placenta, nella calda acqua che ci isolava dal mondo esterno. Piccoli ed ingenui giocavamo all’amore con la rete dei pensieri, ma era solo un gioco che ci faceva sognare. Piccolo uomo del mio passato sei un mio bel ricordo. “
Come gemelli nella placenta, pag. 10

Cresciute come gemelle, Domiziana e Susanna affrontano insieme le insidie dell’adolescenza, travolte da un vortice di cambiamenti. Sesso, droga, alcool, musica, sogni, ricordi, poesia, guidano la protagonista fino al lontano Marocco. Un percorso. Una trasformazione. Due sorelle. Un viaggio. Tutto questo e molto altro in Come gemelli nella placenta, opera prima dell’emergente Patrizia Marinelli.

In ogni romanzo c’è un po’ di noi. Quanto c’è di Patrizia in “Come gemelli nella placenta?”
Nella storia di Domiziana c’è un buon 40% di me. Il punto di partenza del mio libro è stato voler rivivere le mie emozioni adolescenziali, che ho vissuto direttamente o indirettamente, tramite persone a me vicine, essendo io, però, a guidare la vita di Domiziana, e a spingerla dove la mia immaginazione e desiderio di trasmettere emozioni potessero arrivare.

La tua protagonista, Domiziana, affronta nella storia un viaggio per così dire “iniziatico” alla scoperta di se stessa oltre che della sorella. Che consiglio ti senti di dare alle adolescenti, che come Domi, sono alla ricerca del proprio destino?
La vita ti porta ad imbatterti in particolari situazioni, che faranno parte del tuo bagaglio di esperienze che stai riempiendo, e a trovare una via per assorbirle, affrontarle, raggirarle, superarle. Nell’adolescenza non si ha la piena razionalità di se stessi, perché la personalità è ancora in fase di “maturazione”, quindi sono spesso gli eventi che ti conducono, ma questi eventi possono essere pericolosi, come è stato nel caso di Susanna, la sorella di Domiziana.
Tali eventi, se positivi, creano gioia e piacere, ma se negativi, generano crisi, inquietudine, intolleranza, ma la forza e la curiosità di un ragazzo e la sua voglia di trovare la propria “strada”, lo porteranno a crescere e a trovare il suo perché nella vita. Quindi i momenti di difficoltà adolescenziale, sono i precursori del proprio viaggio verso la “beatitudine”, mi piace dire.

“Sesso, droga e Rock and Roll” è stata così anche la tua adolescenza?
Non propriamente, però sono divertita molto, non mi è mancato nulla. Io vengo da una buona famiglia, conservatrice, ma che mi ha lasciato libera di fare esperienze, perché credevano in me, nonostante la giovane età. Non posso negare tuttavia che, tranne la droga, vissuta indirettamente tramite dei miei coetanei, anche in maniera molto vicina, mi piaceva bere in compagnia, alterare il mio stato di coscienza con un buon drink per la ricerca di quell’ilarità che caratterizza i giovani, ho fatto le mie esperienze sessuali, e sicuramente mi piaceva ballare, ballare, ballare. La musica l’ho avuta sempre nel cuore, come quello strumento che mi aiutava nel mio processo di evasione. Che poi, ha aiutato anche Domiziana, per evadere dalla realtà o anche per “amplificarne le emozioni”.

Una delle cose che mi ha incuriosito, leggendo il tuo libro, è la presenza di riferimenti musicali. Che ruolo ha avuto la musica nella stesura del romanzo?
Come ti dicevo, il romanzo è molto ispirato alla mia adolescenza. Ci sono dei precisi stati d’animo che io riconduco automaticamente alle canzoni che ascoltavo (e che tuttora ascolto) in quel periodo. Quindi, quando ho iniziato a scrivere il romanzo, ogni volta che volevo trasmettere un’emozione o amplificarla, mi facevo cullare da quelle canzoni, citate nel libro, ed era come se le mani scrivessero da sole, perché la musica arrivava al cervello, che automaticamente individuava quell’emozione vissuta negli anni adolescenziali, riproduceva quindi le stesse sensazioni, e generava impulsi che arrivavano alle mie mani che digitavano sulla tastiera del computer il testo di Come gemelli nella placenta. Spero di aver reso l’idea.

Come mai hai scelto proprio il Marocco come luogo di incontro/rinnovamento per Domiziana?
Ritengo che se una persona ha voglia di staccare, voltare pagina, debba andare in un posto molto
lontano da ciò che la ricondurrebbe alla realtà quotidiana. Quindi inizialmente ho pensato: “Dove mando Domiziana?” e la mia risposta:”Lontano da Roma, dal suo vissuto”, e poi “Ma lontano dove?” e mi è venuto in mente il Marocco, terra mistica a me tanto cara perché è la terra dove ho fatto uno dei viaggi più belli della mia vita. Infatti avevo solo 22 anni e mi sono imbarcata con una mia amica francese da Marsiglia (Francia) in un viaggio in una Twingo con lei dalla Francia a tutto il Marocco. Questo viaggio mi ha aiutato ad assorbire i colori, la musica, le credenze di questo paese magico ma pericoloso per certi versi.

Il viaggio di Domiziana è stato soprattutto un viaggio per te e per la tua fantasia. Come hai strutturato la scrittura di Come gemelli nella placenta?
Come gemelli nella placenta è stato un romanzo di vero getto. Decisi che avrei scritto in prima persona per sentirmi più trasportata quando scrivevo e poi decisi i personaggi. Era come se questi si muovessero da soli. La struttura è molto spontanea e istintiva. Quando scrivevo era come se entrassi in trance: accendevo lo stereo, mi concentravo sui miei personaggi e cominciavo a scrivere, spesso fissando fuori la finestra (guardare il cielo è come se mi togliesse tutti i perimetri della realtà), visto che sono in grado di scrivere a tastiera cieca. Spesso è capitato che venissi interrotta, ma non riuscivo a distogliere l’attenzione dallo scrivere il romanzo e le persone, vedendomi in quello stato di trance, mi hanno chiesto se fossi normale.

Hai già qualche altro bel romanzo nel cassetto?
Pronto nel cassetto non ancora ma ho scritto le prime dieci righe del prossimo romanzo!

Angela Di Giacomantonio

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