“Incompresa”, Asia in una non-biografia di disarmante sincerità

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Incompresa (Italia, 2014) di Asia Argento, con Giulia Salerno, Gabriel Garko, Charlotte Gainsbourg, Carolina Poccioni, Anna Lou Castoldi, Justin Pearson, Max Gazzé, Gianmarco Tognazzi, Andrea Pittorino, Riccardo Russo

Sceneggiatura di Asia Argento e Barbara Alberti

Drammatico, 1h 43′, Good Films, in uscita il 5 giugno 2014

Voto: 6½ su 10

A qualcuno piace Cannes. Per la precisione ad Asia Argento, che ha presentato – con discreto successo – nel concorso collaterale Un certain regard dell’appena trascorsa kermesse francese, la sua ultima fatica registica, Incompresa, a dieci anni dal precedente Ingannevole è il cuore più di ogni altra cosa e a due dal Dracula 3D di papà Dario. Non un film autobiografico, tiene a precisare, ma che trova ispirazione all’interno della vita della sua autrice. 

INCOMPRESA-locandina-poster-Asia-Argento-2014Incompresa è Aria (Salerno), 9 anni ma già costretta a dover assistere alla vergognosa guerra casalinga dei due genitori, madre artistoide (Gainsbourg) e padre attore in filmacci (Garko, sullo schermo scorre il trash Senso ’45). Sballottata da una casa all’altra, costantemente respinta e allontanata, la bambina vaga per le strade di Roma con una sacca a righe e un gatto nero in gabbia. Causerà involontariamente l’arresto per droga dei genitori e sfiorerà la tragedia, ma non vuole essere una vittima, vuole solo che qualcuno sappia e sia gentile con lei.

Con una excusatio non petita di disarmante sincerità si chiude un dramedy assolutamente eccentrico per il panorama cinematografico italiano, scritto con Barbara Alberti e continuamente in bilico tra il genio e la sregolatezza. Non c’è una solida costruzione narrativa ma tanti episodi, uniti tra loro con una certa ripetitività, in cui è facile (ri)vedere la piccola Asia degli anni Ottanta alle prese con un’infanzia problematica: Aria è, infatti, il primo nome della regista, non è un segreto il divorzio sofferto tra Dario Argento e Daria Nicolodi, e neppure il ritrovamento di droghe in casa loro. Il tono, però, non è mai gratuitamente ruffiano ma dedito all’ironia più esasperata. Così, Garko attore viene definito “cane dei cani” dalla Gainsbourg che, da par suo, incassa un “ti sei scopata chiunque” di ‘nymphomaniacale’ memoria.

Ne esce un ritratto-incubo di un’adolescenza perduta nell’anaffettività, in modo speculare al film di Comencini che pure ritorna omaggiato, raccontata alla maniera punk e ribelle che ci si aspetta dalla sua autrice, forse eccessiva ma capace di vette emotive non sottovalutabili (la sequenza fantasy con Ken che stupra Barbie in autobus) e di una cifra stilistica oggi assai rara. Grande fotografia vintage di Nicola Pecorini e spettacolosa colonna sonora di Asia con Brian Molko (il leader dei Placebo), James Marlon Magas, Gilles Weinzaepflen, Justin Pearson, Luke Hensahw e Gabrile Serbian. E nota di merito per due interpreti fortemente respingenti come Garko e la Gainsbourg, perfettamente autoironici e aderenti ai ruoli, soppiantati dalla piccola esordiente Giulia Salerno, una Asia in miniatura di coinvolgente disinvoltura nei confronti della macchina da presa.

Giuseppe D’Errico

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