“Il vero e il falso” a Popcrime di Popsophia, tra cinema, filosofia e legge

rashomon

Lo si è sempre detto, ridetto, ribadito: il cinema è una meravigliosa, insostituibile menzogna.

La settima arte vive di imbrogli, plasma i nostri più reconditi desideri, si serve del vero per restituire il possibile e l’impossibile, il falso.

Attorno al tema “Il vero e il falso” si è dibattuto recentemente nella rassegna Popcrime di Popsophia, festival delle Marche nel quale il pensiero critico si interroga sugli oggetti della quotidianità. Partendo da due film, Schegge di paura e Rashomon, e una serie tv, Lie to me, si sono incrociate le strade della filosofia, della giurisprudenza e della riflessione cinematografica. Nell’accezione scelta dalla rassegna, i concetti di vero e falso sono oggetto della narratologia filmica, ma, a ben vedere è il cinema stesso a suggerirci qualche considerazione in proposito.

Basterebbe la visione dell’illuminante film-saggio di Orson Welles, F for Fake – Verità e menzogne (a cui ben si accoppierebbe l’analogo Forgotten Silver di Peter Jackson) per esaurire una riflessione che da sempre è al centro della magia cinematografica.

Non bisogna andare troppo indietro nel tempo per rintracciare alcuni disertori di tale incanto: è ancora nelle sale cinematografiche lo splendido Anna Karenina di Joe Wright, non una semplice riduzione dell’omonimo capolavoro letterario di Tolstoj, essendo interamente ambientato nel luogo simbolo della rappresentazione e della recita, un teatro di posa; ed è esperimento recente anche il finto documentario di Casey Affleck I’m still here, con cui l’attore Joaquin Phoenix ingannò mezzo jet set fingendo il suo ritiro dal mondo del cinema per inseguire un tumultuoso destino da musicista hip-hop.

Costruzione artificiale, l’elemento filmico ha incorporato in sé periodi storici artisticamente intesi (si pensi al neorealismo, che cercò di oggettivare il più possibile la realtà che nel film veniva raccontata, o al surrealismo, al contrario, proteso a superare con ogni forza e con ogni mezzo ogni residuo di oggettività), arrivando più volte ad essere più vero del vero: c’è davvero qualcuno al mondo in grado di restare indifferente di fronte alla profezia da reality di Sydney Pollack nell’amarissimo Non si uccidono così anche i cavalli? datato 1969?

Che sia l’arte di un maestro (Kurosawa e Hitchcock imperano a proposito) o il balocco di un ardito (Zemeckis o Michel Gondry avrebbero di ché dibattere), la bugia cinematografica piace assai: che non sia l’unico inganno che l’uomo sia disposto a sopportare? E naufraghiamo, quindi, nel dolce mare del grande schermo, con la consapevolezza taciuta che, in fondo, è solo un film.

Giuseppe D’Errico

One Response to “Il vero e il falso” a Popcrime di Popsophia, tra cinema, filosofia e legge

  1. booo scrive:

    fantastica la cosa della Popsophia!!!

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>