“Il toy boy di mia madre”, una pochade collaudata che sa divertire

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IL TOY BOY DI MIA MADRE
di Marco Mazza
con Andrea Carpiceci, Manuel Ferrarini, Laura Monaco, Eleonora Pariante
Musiche Stella Ziino
Scene Manuela Barbato
Costumi Alessandra Rollino
Coreografie Marco Rea
Regia Eleonora Pariante

In scena al Teatro de’ Servi di Roma fino al 22 novembre 2015

Voto: 6½ su 10

Uno spettacolo di pura e totale evasione, come da prassi per il teatro romano che lo ospita, Il toy boy di mia madre (ex Due coppie e una patata) è una commedia che guarda al costume attuale (il modello sembra essere quello inaugurato da Demi Moore e Ivana Trump, ossia la signora piacente ma non più giovane che si accompagna a stalloni con la metà dei suoi anni) per poi tornare a riflettere – con assoluta leggerezza, state tranquilli! – su dilemmi vecchi come il mondo (il rapporto uomo-donna), ma ancora capaci di tenere banco tra le fila di una narrazione sincopata eppur godibilissima.

iltoyboydimiamadre-c_20151027214241La storia è quella di Elena (Monaco), pittrice squattrinata e squinternata che deve fronteggiare l’inaspettata infatuazione di sua madre Giusina (Pariante) per un giovincello (Carpiceci) aspirante attore, che vuole portarla all’altare. Vittima incolpevole del trambusto casalingo è il suo coinquilino Luca (Ferrarini), esemplare di maschio ruspante emiliano che sfoga le sue frustrazioni artistiche rassettando casa e sognando la sua procace affittuaria in abiti succinti. Ed è proprio approfittando di questo desiderio di Luca che Elena avanza una scommessa: lui potrà averla solo se il matrimonio di mammà col suo toy boy verrà impedito. Come ogni pochade che si rispetti, nulla andrà secondo i piani, e il povero Luca vedrà messa in dubbio persino la sua virilità…

Farsa sentimentale esagitata ed esagerata, a tratti decisamente gustosa, che poggia le sue basi su un meccanismo drammaturgico di sicura presa su un pubblico cresciuto con le commedie goderecce di Salvatore Samperi e Pasquale Festa Campanile, Il toy boy di mia madre vive di dinamiche collaudate, restituite in scena con indubbia onestà. Mai volgare, grazie a una recitazione che riesce a calibrare i toni ironici anche nei momenti in cui il testo è più a rischio di grevità, e reso brioso da una regia, della stessa Eleonora Pariante, che sostiene un testo non proprio robustissimo anche ricorrendo a imprevisti squarci di simpatica assurdità. Non tutti i tempi comici sono a fuoco ma tra svenimenti, giochi di seduzione zoofila, docce dispettose e sogni ad occhi aperti (non manca neppure una scena di tip tap in stile hollywoodiano) non si perde l’occasione per farsi quattro amene risate, merce sempre più ricercata di questi tempi.

Giuseppe D’Errico

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